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Nemico senza volto

Nemico senza volto
La meravigliosa isola di Skye, a nord della Gran Bretagna, meta amata da turisti anticonformisti in cerca di pace, è il luogo in cui approda una giovane coppia vittima di un naufragio. Vengono accolti dalla famiglia Quentin - londinesi trasferiti a Skye - nella loro magnifica tenuta, con tutta la cordialità possibile. Se Frederic Quentin è un uomo in carriera dal temperamento deciso e forte, Virginia è una donna silenziosa, introspettiva e misteriosa, il volto perennemente velato da una tristezza incomprensibile e l’anima scossa da attacchi di ansia cronica. Parallelamente, a King’s Lynn - città fluviale nella contea di Norfolk - sono accaduti, e continuano a verificarsi, episodi estremamente violenti che vedono vittime bambine sotto i dieci anni, barbaramente violentate e uccise. Virginia, che sembra custodire un segreto inconfessabile, trova in Nathan (il lui della coppia naufragata) un nuovo motivo di vita, uno sfogo al rapporto ormai logoro con un marito freddo e assente. L’unica ragione della sua esistenza, infatti, è la piccola Kim, la figlia di sette anni, la sola gioia rimastale prima dell’arrivo dei due ospiti. Il rapporto che si instaura però tra i due porta Virginia a distrarsi e a non tenere sotto controllo Kim e, va da sé, il depravato seriale è sempre in agguato… che cosa succederà a Kim e che cosa si nasconde nel passato torbido di Virginia? Come si evolveranno i rapporti delle due coppie e quale verità affiorerà in tutta la sua angosciosa violenza? Quale collegamento tra la famiglia Quentin e gli episodi di King’s Lynn? E Nathan? È davvero cosa saggia fidarsi ciecamente di lui?
Charlotte Link, scrittrice tedesca di grande fama, non ha mai avuto problemi a far salire in classifica i suoi libri perché, è evidente, con la penna ha una certa dimestichezza. Altrimenti non sarebbe riuscita a sfornare in meno di sei anni qualcosa come venti romanzi. Si capisce, ha cominciato all’età di quattordici anni e non ha più smesso, ma non è comune una tale prolificità senza mai sbagliare un colpo. Se in Germania è amata oltre ogni limite, trova riscontro anche nel resto del pianeta per la sua capacità, presente anche in questo romanzo, di unire al giallo un sottofondo psicologico-sentimentale di un certo calibro. La componente thriller è certamente nelle sue vene e non può fare a meno di giocarci, ma ha la capacità, con stile fluido e immediato, di immergere il lettore in atmosfere coinvolgenti, incentrate non soltanto sulla risoluzione del caso o del mistero di turno, ma anche sui rapporti che legano i personaggi, sulla loro emotività, sulla loro psicologia, sui neri e i bianchi dell’essere umano. Come a dire: ombre e luci in un continuo alternarsi, senza sosta. Come non immedesimarsi nell’oscuro personaggio di Virginia? Una donna complessa in cui angoscia, passione, desiderio di vita e morte si compenetrano per poi esplodere nella sfera del passato. Apprezzabile lo spirito con cui affronta un tema come quello della pedofilia estrema e da rimarcare la sua abilità nell’essere sempre fresca e nuova, mai banale né ripetitiva. Dite poco? Non credo, dal momento che almeno sette dei suoi romanzi hanno ispirato registi cinematografici e Alla fine del silenzio ha venduto ben 250.000 copie in Germania per la prima tiratura!