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In nessun luogo

In nessun luogo

Lui è stravaccato sul divano. Come un automa guarda per l’ennesima volta un episodio di Breaking bad. Son due mesi oramai che passa le giornate così, praticamente non facendo nulla se non ingozzandosi di serie tv. Fa caldo, è estate piena. Lo Xanax lo prende da dieci giorni e da dieci giorni infatti ha smesso di piangere, anche se il medico gli ha detto che sfogarsi gli fa bene. Ha perso dieci chili e la gente non fa altro che ricordarglielo, ma fosse per lui dimagrirebbe talmente tanto da scomparire. Qualche amico ha provato a trascinarlo fuori per un bicchiere di vino, la maggior parte gli chiede cosa farà quell’estate, lui risponde come al solito che non farà niente, che non vuole vedere nessuno, non vuole frequentare posti dove c’è gente. Magari andare al mare gli piacerebbe. Ma non ora, ora non è pronto e chissà se lo sarà mai. Quando c’era lei era diverso, lei era la sua vita, venticinque anni di matrimonio e soprattutto i loro viaggi in giro per l’Europa. Forse dovrebbe ripercorrere gli stessi itinerari che faceva con lei per provare ad esorcizzarne il doloroso ricordo. Ecco una cosa che gli andrebbe di fare. Una sorta di pellegrinaggio laico partendo dalla loro amata Roma, la città che negli ultimi anni avevano rivalutato di più. Quando volevano farsi un regalo si precipitavano a Roma. Un po’ come la malinconica Venezia, riscoperta però troppo tardi, quando lei aveva già cominciato con i suoi problemi di salute. “Problemi di salute”: cos’è, un eufemismo? Aveva un cazzo di tumore, uno di quelli bastardi. “Problemi di salute” son quelli che ha lui: mal di testa e coliti perenni, emorroidi sanguinanti. Lei aveva una condanna, senza appello, a morte”...

Roberto Saporito, raffinato scrittore piemontese, qui probabilmente realizza il suo più doloroso e complicato lavoro. Un romanzo esistenziale che racconta in presa diretta e con commovente minimalismo - quasi come in un flusso di pensieri - la terribile via crucis che il protagonista/autore compie dopo la tragica morte di quella che per venticinque anni è stata la sua compagna di vita e non solo. E lo fa come al suo solito senza concederci e concedersi sconti, utilizzando una seconda persona che tutto è tranne che consolatoria e retorica. A questo se stesso nascosto dietro quel “tu” Saporito si limita a tastare il polso, a registrarne le lievissime e flebili pulsazioni, senza mai accusarlo, senza indulgere, ma semplicemente accompagnandolo nella sua infinita e faticosissima risalita verso la riscoperta di una vita da singolo – vedovo è troppo anche per lui – rinnovando e reinventando un nuovo Roberto a cui fino ad ora non ha mai neanche lontanamente pensato. Una catartica e impervia scalata dentro se stesso ripartendo dai loro vecchi itinerari in giro per l’Europa, provando a rivisitare e riscoprire in chiave nuova tutti quei luoghi che negli anni avevano fatto da location a quegli infiniti girovagare tra visite a musei, eterne passeggiate, innumerevoli bottiglie di vino, chiacchierate, risate, il tutto sotto il rassicurante cappello della loro indissolubile unione. Ma questa volta è monco, amputato della sua parte migliore, slabbrato nell’anima e indeciso se tornare a vivere rielaborando in qualche modo il lutto o se semplicemente lasciarsi trasportare in nessun luogo in una tragica, soporifera e dilaniante deriva.