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Nessun uomo è mio fratello

Nessun uomo è mio fratello
In un futuro imprecisato il giovane coltivatore di riso Eki Tath Minh vive seguendo il bioritmo naturale e il succedersi delle stagioni. Le festività legate alla semina e alla raccolta, i riti campestri, le prime cotte per le ragazze sono gli ingredienti di una vita serena e senza apparenti problemi. Ma col passare del tempo l’assenza della madre - morta in circostanze misteriose - e i continui scontri con il padre renderanno i giorni del dodicenne sempre più insopportabili. In più, la società di cui Eki fa parte ha una particolarità: i cittadini sono divisi in vittime e carnefici. Quando si esce dall’infanzia un tatuaggio a forma di V o C (a seconda dell’appartenenza alle due categorie) compare infatti come marchio indelebile sulla pelle: per legge i carnefici possono disporre delle vittime in qualsiasi modo fino a causarne la morte, che non viene perseguita come delitto. Il segno che contraddistingue Eki si rivela ben presto essere una V. La progressiva scomparsa degli amici e le continue intimidazioni da parte del padre-padrone causeranno un rigetto dell’autorità imposta dal caso e instilleranno nell’anima dell’adolescente un sentimento di protesta, che sarà appagato solo con la lotta attiva contro l’ordine prestabilito...
Il mondo creato da Clelia Farris attinge all’immaginario dei paesaggi campestri di un oriente post-atomico che ricorda la Le Guin e ci innesta le antiche tradizioni sarde (l’autrice proviene infatti da Cagliari) in una distopia credibile e nel contempo familiare al lettore italiano. La divisione tra carnefici e vittime tiene sveglia fino alla fine l’attenzione: la fantascienza proposta in questo libro non utilizza gli orpelli ipertecnologici del Cyberpunk o le battaglie stellari della Space opera, tanto che dopo poche pagine il fantastico si manifesta in un singolare primitivismo che guarda al passato più che al futuro. La bizzarra stratificazione sociale disegnata è poi una grande metafora del contemporaneo: il carnefice può essere pensato come il capoufficio che ci opprime, i debiti che ci svuotano le tasche o il negativo di ogni giornata. Già conosciuta per Rupes Recta (premio Fantascienza.com nel 1994) con questo romanzo la Farris si conferma come una delle voci più interessanti della narrativa fantastica italiana. Il libro ha conseguito il Premio Odissea nel 2009.