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Nessundove

Nessundove

Richard Mayhew è un bravo ragazzo di provincia trasferitosi a Londra da tre anni per lavorare nella City. È fidanzato con Jessica, una ragazza decisamente carina ma anche decisamente insopportabile (gli amici di Richard la chiamano ‘il mostro della Laguna Nera’), acida e arrivista, che non fa altro che regalargli manuali per una brillante carriera, invano. Una sera Jessica invita a cena fuori il suo capo, il potentissimo Mr. Stockton, per presentargli Richard. Praticamente, la serata più importante della loro vita. E prima Richard dimentica di prenotare al ristorante, poi si ferma a soccorrere una giovane barbona ferita per la strada, mandando a monte la cena: Jessica se ne va sdegnata, maledicendo il giorno in cui si è illusa di poter trasformare quel sempliciotto provinciale in un vero manager rampante. La ragazza ferita si rivela per Richard una inesauribile fonte di sorprese: dice di chiamarsi Porta, il che già è strano, porta vestiti di foggia stranissima, parla come un personaggio dei libri, afferma che i ratti sono intelligenti e si rivolge a uno di loro inspiegabilmente apparso nel salotto di casa di Richard come a un pezzo grosso, sembra avere il potere di svanire nel nulla e poi riapparire e infine (?!) è braccata da due sinistri individui, mister Vandemar e mister Croup, due sicari spietati apparentemente immortali. Per cercare aiuto, Richard si reca da un certo marchese De Carabas, un bizzarro homeless, che lo guida alla scoperta di un reame fatato situato nel sottosuolo di Londra, una dimensione parallela dove il tempo segue un percorso diverso e persino le leggi della fisica non sono le stesse. Quando torna a casa sua, Richard scopre con orrore che tutte le persone che lo conoscevano sembrano non accorgersi più della sua esistenza: perde il lavoro, la casa e l’amore in un colpo solo, e anche ogni scelta. Ora è costretto a tornare in quella Londra sotterranea e magica per ritrovare Porta: ma la mortale caccia di mister Vandemar e mister Croup è ricominciata...

C’è un altro mondo accanto al mondo, altre città accanto alle nostre città, altri esseri accanto a noi: tutto reale, tangibile, eppure ignorato, solo sfiorato dai nostri sensi. Neil Gaiman, il Tim Burton del fumetto e della letteratura, ce lo ricorda a ogni piè sospinto. Ma se c’è un libro assolutamente indicativo del suo stile, del suo gusto, delle atmosfere che ama, del suo ritmo di narratore, questo è proprio Nessundove (discutibilissima traduzione italiana di Neverwhere, che sceglie di perdersi per strada il doppio riferimento allo spazio e al tempo del neologismo originale in nome dell’estetica). Gaiman sembra divertirsi un mondo con la sua favola (vedi alle voci Alice nel Paese delle Meraviglie, Peter Pan) innervata di gotico e di dickensiano. E allora via a un fuoco di fila di trovate fascinose: il rapporto rovesciato tra ratti e umani, il ponte di Knightsbridge che cambia nome in NightBridge e diventa una passerella sospesa sul buio più assoluto nel quale si muovono esseri ignoti e letali, il Mercato Fluttuante, la casa della famiglia di Porta fatta di camere che si trovano in luoghi lontanissimi tra loro... ma soprattutto l’ineffabile malvagità (talmente ‘oltre’ da tramutarsi in una sorta di morbosa simpatia) di mister Vandemar e mister Croup, una delle coppie di cattivi più incredibili mai create.