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Nessuno saprà di me

Nessuno saprà di me

Barcellona, 1944. Anche se la madre di Nuria dice che le feste, oggi, non hanno nulla a che vedere con quelle tenute prima della guerra, Maria e Nuria questa notte sono interessate solo e soltanto alla musica e al pasodoble che le accoglie quando arrivano in piazza. C’è odore di sudore e di acqua di colonia; Maria indossa un abitino giallo a righe nere e ricorda una lanterna che sfarfalla. Le due amiche ascoltano le note di un bolero e si guardano intorno. Ecco che il signor Albert, il volto acceso da una gioia che lo illumina, si avvicina e allunga un braccio verso Maria, senza smettere di ondeggiare al ritmo della musica. L’uomo la trascina al centro della piazza e la guida nella danza. Maria non riesce ad emettere alcun suono: la sua lingua è di legno e le gambe sono pesanti come pietre. Albert continua a guardarla e a sorridere, ma lei non osa neppure sollevare la testa... Buenos Aires, febbraio 1977. Isabel è certa che la uccideranno. Il suo corpo vibra di dolore, la pelle è macchiata dai lividi. L’hanno incappucciata e trascinata fuori da quella che, probabilmente, un tempo è stata una stalla. Non sa quanto ancora riuscirà a resistere. Lacrime pesanti scivolano lungo le sue guance. Quelli continuano a chiederle – la canna di una pistola premuta contro la testa – dove sia suo marito. Lei non risponde, non dice una parola. Quando è certa che qualcuno stia per fare fuoco e ucciderla, una nuova voce irrompe nella stanza e assume il comando. Uno scambio rapido di battute con gli altri carcerieri, poi l’ordine inatteso di liberarla. Isabel ha sempre saputo che chi viene fatto prigioniero non esce vivo da Campo de Mayo. E allora, che sta accadendo? Perché quell’uomo la sta risparmiando? Barcellona, maggio 2010. Marisa racconta al marito che andrà a Blanes. Sa che lui le crederà e che non si offrirà di accompagnarla. Antoni durante la settimana lavora. Anzi, lavora sempre. L’unica cosa che davvero interessa a quell’uomo è il lavoro. E giocare a tennis con gli amici tre volte la settimana. Così Marisa ha tutto il tempo per frequentare Yuri, il suo amante...

Passato e presente si intrecciano e raccontano tre destini, tre storie di coraggio e mistero che si snodano in tre momenti distinti della Storia. Tre donne magnetiche, coraggiose, imperfette e proprio per questo uniche, mostrano i loro segreti, le loro crepe e rivelano la loro forza. Javier Arias Artacho – insegnante e scrittore spagnolo, classe 1972 – regala al lettore una storia capace di mostrare la forza dell’amore, il valore dell’amicizia e l’unicità della vita. Tre donne – Maria, Isabel e Marisa – percorrono il sentiero dell’esistenza in tre epoche storiche diverse. Tuttavia i loro destini si intrecciano e rivelano la potenza dei sentimenti di ciascuna delle protagoniste, la grinta che le anima e consente loro di affrontare quei dolori destinati a lasciare cicatrici indelebili. Arias Artacho è abile nel dar vita a una scrittura che pare sensoriale: le sue parole mostrano colori e suoni, richiamano odori e sapori, invitano il lettore ad accarezzare con delicatezza la parte più nascosta del cuore delle protagoniste e a vivere le loro stesse emozioni. Una lettura appassionante, resa ancora più magnetica dall’utilizzo di una prosa diretta ma accuratissima – ottimo il lavoro di traduzione dallo spagnolo di Valentina d’Urbano, autrice italiana dalla penna potente e incisiva –; un intreccio accurato in cui ogni tessera del puzzle si incastra alle altre in maniera perfetta e armonica; una vicenda in cui si mescolano dolore e amore, paura e coraggio; una storia che mostra il valore del perdono, l’unico sentimento in grado di aiutare a guardare al passato senza rancore né rimpianto e ad abbracciare il futuro con la speranza che possa riservare nuovi sogni da perseguire e altre gioie da vivere.