Chiude definitivamente una delle case più importanti nella vita di Gabriel García Márquez (qui tutti i suoi libri e qui uno Speciale sulla sua vita straordinaria). La Casa de la Literatura Gabriel García Márquez, al numero 144 di via Fuego, nel quartiere Jardines del Pedregal di Città del Messico, ha smesso di accogliere visitatori dal primo agosto 2026. Non sarebbero bastati i quattrocento pesos (circa ventitré dollari) a garantire la copertura degli elevati costi di gestione e manutenzione della struttura, che per quasi cinque anni è stata adibita a spazio dedicato alla memoria e all’opera del Nobel colombiano, accogliendo lettori, studiosi e appassionati provenienti dal Messico e dall’estero. La decisione, annunciata da Emilia García Elizondo, nipote dello scrittore e direttrice della casa, sarebbe dovuta, secondo parte della stampa messicana, anche all’infruttuosa ricerca di uno sponsor che avrebbe potuto salvare il progetto, intrapreso nel 2021. Un’iniziativa ambiziosa che non prevedeva solo visite guidate, ma anche corsi, seminari, presentazioni di libri ed esposizioni artistiche.
L’edificio di via Fuego, caratterizzato dalla sua facciata bianca, era la vera abitazione nella quale García Márquez visse insieme alla moglie Mercedes Barcha e alla famiglia dal 1975 fino alla sua morte, nel 2014. Fu quindi uno dei luoghi più importanti della sua lunga vita messicana: qui Gabo lavorò, incontrò intellettuali e iniziò a costruire quell’universo narrativo che lo avrebbe reso uno degli scrittori più riconoscibili del panorama letterario mondiale. Fu anche il luogo di uno degli eventi più importanti della sua carriera: la telefonata con la quale gli fu comunicata la vittoria del Premio Nobel per la Letteratura nel 1982.
Una chiusura che arriva in concomitanza con due ricorrenze importanti. Nel 2027 ricorreranno infatti i cento anni dalla nascita di Gabriel García Márquez e i sessant’anni dalla pubblicazione di Cent’anni di solitudine , il romanzo che nel 1967 avrebbe consacrato internazionalmente lo scrittore e il mondo immaginario di Macondo. Non il luogo della nascita, come la Casa Museo di Aracataca, ma quello in cui trascorse gli ultimi decenni della sua vita. Una decisione definitiva che lascia ora un vuoto nella comunità messicana e nel cuore di lettori e visitatori che, fino a poche settimane fa, potevano entrare in uno degli ultimi luoghi autenticamente legati alla vita quotidiana dello scrittore.