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Niccolò Machiavelli letterato

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L’immagine Mefistofelica di Machiavelli ha sempre suscitato forti passioni. E contrasti fra sostenitori a prescindere e avversari altrettanto ostici. Ed ha spinto spesso a cercare presunti punti deboli nella produzione letteraria del discusso padre della scienza della politica. Il dito è solitamente puntato sulla sua attività letteraria, connotata da risultati non sempre all’altezza dei capolavori dati dalla trattatistica politica. E su testi di maniera, fragili, perfino encomiastici in modo smaccato e servile rispetto ai potenti di turno. Certo, è difficile ridimensionare certe fondate critiche nei confronti di opere che lo stesso segretario fiorentino, ad un certo punto della sua vita, praticamente rinnega. Ma è bene non liquidare come un’eccentrica attività oziosa tutta la sua attività di letterato. Vi si possono infatti trovare alcuni elementi tutt’altro che disprezzabili. Spiccano, in questo senso, alcuni passaggi dei suoi canti carnascialeschi. Così come alcune sapide composizioni poetiche imbastite sulla scia di grandi modelli popolari: da Burchiello a Pulci. Modelli marginalizzati nella Firenze di Lorenzo in cui, col sostegno dei Medici, prevale la raffinata cultura di ispirazione platonica e petrarchesca. Ma che riaffiora potentemente e segna risultati di valore con le opere di Machiavelli più significative. Come i testi teatrali, che ancora oggi godono di una certa fortuna scenica…

Il volume di Antonio delle Noci è una riproposizione di una datata ma puntuale tesi di laurea incentrata sulla produzione squisitamente letteraria di Machiavelli. Ma non solo del segretario fiorentino vi si parla: ci sono ampie parti dedicate al contesto storico, con riferimento ai tumultuosi avvenimenti nell’Italia invasa dalle armate straniere. E alla vicenda che ha come protagonista il Savonarola, nei cui confronti Machiavelli nutre un sentimento ambiguo, al di là della netta contrapposizione sul piano ideologico. Insomma, l’approccio è quello dello storicismo classico, per il quale l’attività letteraria non può prescindere dal contesto storico. Meritevole di menzione è poi la puntualità dei riferimenti a testi non sempre noti. Così è per due canti carnascialeschi, nei quali Machiavelli saggia alcuni dei temi classici della sua produzione: la satira misogina; quella politica contro i governanti identificati con diavoli in fuga dall’inferno, ad anticipare il noto Belfagor; l’antipetrarchismo e il recupero del volgare come lingua letteraria. Così il volume è ancora utile, anche per la sua impostazione informativa più che critica, come guida agile alla conoscenza dell’opera machiavelliana.