Salta al contenuto principale

Nido di nobili

Nido di nobili

Primavera del 1842. In una bella casa alla periferia di O., cittadina di provincia russa, vive la vedova cinquantenne Màrja Dmìtrievna Kalìtina assieme all’anziana zia Marfa e alle due figlie, mentre il figlio maschio frequenta una delle più note scuole di San Pietroburgo. Il marito ha lasciato a Màrja un buon patrimonio e ora la sua principale preoccupazione è organizzare un buon matrimonio per la figlia maggiore, Lizavèta. L’ambiente di O. è in subbuglio per il ritorno di Lavrètskij Fjòdor Ivànyc da Parigi, dove era andato a vivere con la moglie e dove ha scoperto però recentemente che lei lo tradiva: umiliato, ha deciso di rifugiarsi nella calma della cittadina d’origine. Lavrètskij si è sposato per amore, e “dai matrimoni di questo tipo non viene mai fuori nulla di buono”, come dice sempre zia Marfa. La casa di Màrja Dmìtrievna Kalìtina è frequentata spesso da un certo Wladìmir Nikolàic Pànscin, giovane funzionario del Ministero dell’Interno con mansioni speciali. Inviato in missione temporanea a O. a disposizione del Governatore, generale Zònnenberg, suo lontano parente, Pànscin è fascinoso, aitante e poliglotta, ma suo padre – maggiore di cavalleria e accanito giocatore – gli ha lasciato un patrimonio “assai modesto e per di più in disordine”. Il ragazzo punta forte alla mano di Lizavèta, la ragazza è lusingata, Màrja Dmìtrievna Kalìtina non è convintissima ma nemmeno contraria e anche molti vicini e conoscenti vedono di buon occhio il fidanzamento…

Un gentiluomo di provincia ferito e disilluso dall’immoralità dell’amatissima moglie abbandona la metropoli e i vacui rituali dell’alta società, torna alla semplicità e all’ordine agreste dei luoghi in cui è cresciuto. Alle sue radici, come suol dirsi. Qui dapprima precipita nell’apatia, ma poi cercando riscatto in un sentimento idealizzato si innamora platonicamente di una ragazza che ormai sta per andare in sposa a un giovane funzionario. Quando però gli giunge da Parigi la notizia della morte della moglie, l’uomo permette a se stesso di ricominciare a sperare nell’amore, comincia a credere di potersi inserire – malgrado l’età non più verde – nel rapporto tra Liza e Pànscin, facendo leva sul suo indubbio fascino. Le cose però sono ancora e ancora destinate a cambiare… Ecco in sintesi la vicenda attorno alla quale ruota il secondo romanzo di Ivan Sergeevič Turgenev, pubblicato a partire dal numero di gennaio 1859 sulla rivista “Sovremennik” e accolto entusiasticamente dai lettori, tanto da essere senza dubbio il suo romanzo più letto, se non il più apprezzato dalla critica letteraria. Il tema principale è lo sradicamento culturale delle classi superiori della società zarista, che inseguono secondo Turgenev mode occidentali vuote e superficiali condannando se stessi a un completo distacco emotivo dalla cultura russa tradizionale, che tradiscono senza rimpianti. Malgrado la profondità dei temi e dei personaggi, l’atmosfera generale da commedia romantica in costume permette anche una lettura “ superficiale” del libro e lo rende particolarmente adatto a una trasposizione cinematografica. Curiosamente però, il romanzo è stato portato sul grande schermo soltanto da Andrey Konchalovsky nel 1969.