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Per niente al mondo

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Mentre negli Stati Uniti Pauline Greene, prima presidentessa americana della storia, cerca di tenere salde le redini del Paese - minacciato da un lato dal terrorismo islamico e dall’altro dalla propaganda politica interna del repubblicano Moore, già in corsa per le presidenziali - sotto il caldo cocente del deserto del Sahara Tamara e Tab, rispettivamente esponenti dell’intelligence statunitense e francese, sono a caccia del temibile Afghano, numero uno dei jihadisti, sulle cui tracce decidono di mettere Abdul, giovane libanese assoldato dalla CIA che cova un profondo risentimento nei confronti dei terroristi. Dall’altra parte del mondo, intanto, Khai Tai, stella nascente del partito cinese, già in ascesa come viceministro agli Esteri, alterna la sua vita tra la profonda ambizione e le rivalità interne che cercano di minare la sua carriera, colpendolo nella sua vita privata. Dopo aver assestato un colpo fondamentale a uno dei loro rifugi, Abdul si accorge però che dietro la guerra religiosa, in realtà, si nascondono le piaghe del traffico di stupefacenti e dei migranti: perciò, convinto che possa essere l’unico modo per scovare il suo nascondiglio, decide di seguire la partita di droga, occultata su un autobus che trasporta migranti in Italia, fingendosi uno di loro. La missione prosegue in sordina e volta a ottenere ottimi frutti, finché, per rispondere a una serie di provocazioni che sembrano coinvolgere la Cina nella fornitura di armi al Sudan, principale sostenitore degli jihadisti, non viene affondata una nave con a bordo degli ingegneri civili cinesi. L’arma utilizzata, però, risulta essere un drone americano che appartiene agli equipaggiamenti dell’esercito americano stazionante in Ciad…

Dopo Fu sera e fu mattina Ken Follett torna con un romanzo diverso dal classico genere storico al quale appartengono le sue ultime opere, caratterizzato, però, dalla sua abituale straordinaria capacità di tenere il lettore incollato alle pagine. Ambientato in un’epoca che potrebbe essere la nostra, con velati riferimenti alla pandemia e alla questione del terrorismo islamico, l’autore inserisce degli elementi, quali il primo presidente donna degli Stati Uniti, che, stante le condizioni attuali, inducono a propendere più per ucronie e dintorni. Tuttavia, proprio per rimanere nella sua comfort zone, Ken Follett non si avventura troppo nel fantapolitico, ma ipotizza scenari che ben potrebbero configurarsi, secondo un racconto concreto e verosimile, instillando inconsapevolmente, sotto certi profili - quali ad esempio quello delle armi nucleari o la politica estera cinese - una riflessione sull’equilibrio geopolitico che regge le nazioni. Nonostante gli argomenti potessero prestarsi anche a delle critiche velate, in realtà, è evidente la sua volontà di mantenersi scrittore e non politico, cercando di tenere una posizione quanto più oggettivamente critica su argomenti quali il traffico di migranti, la vendita delle armi, il fondamentalismo religioso, il ruolo delle Nazioni Unite, peccando solo, come avviene in altri romanzi, di semplicismo nella rappresentazione del comunismo cinese: difatti, al di là della nemmeno troppo sottesa riprovazione, risulta lampante lo scarto tra l’alto livello di ricerca e analisi riscontrabile, ad esempio, nella descrizione del regime nazista oggetto di molti suoi romanzi nei quali riesce magnificamente a delinearne la mentalità e i pensieri, rispetto alla società cinese, tratteggiata più superficialmente e sovente quasi a colpi di luoghi comuni. Allo stesso modo, il supporto americano alla dittatura ciadiana, descritta come “indispensabile per non far cadere il Paese nel caos” sconta un buonismo inaspettato per uno scrittore del calibro di Follett, dal quale ci si sarebbe aspettati forse una maggiore riflessione sui risvolti economici sottesi, anche se probabilmente non operata per non scendere nella critica politica. Per quanto concerne l’iter narrativo, sebbene l’inizio possa sembrare apparentemente piatto, forse per l’eccessivo zelo adoperato per raccontare gli ambienti africani, il ritmo diventa serrato e l’abilità di tenere in piedi più situazioni narrative, così magistralmente intrecciate tra loro, si svela manifestamente, tenendo il lettore avvinto a sé. Tutti gli ingredienti tipici del thriller non mancano - l’affezione ai personaggi, una missione da compiere in un tempo che sembra accorciarsi ad ogni capitolo, la lotta per il potere, l’ambizione, i colpi di scena - ma, a differenza di altre opere in cui la storia d’amore tendeva ad essere un elemento in più, per quanto ben amalgamato, in questa circostanza (soprattutto con riferimento a quella tra Tamara e Tab che si impone fin dalle prime pagine) in qualche punto la sottotrama romance ha rischiato di oscurare la trama narrativa, togliendo interesse a quei personaggi che finiscono per rimanere sullo sfondo, nonostante l’evidente intenzione dell’autore di renderli parimenti grandi e tributar loro la stessa importanza degli altri. “Per niente al mondo” sono le parole che la presidentessa americana, sull’orlo di una guerra mondiale che potrebbe rivelarsi ben più disastrosa delle precedenti due, pronuncia al suo fido confidente, impegnandosi a fare in modo che l’equilibrio non venga stravolto e che vorremmo fossero tenute sempre a mente anche dai nostri governanti nella vita, spesso inclini a dimenticare quanto la stabilità politica attuale, seppur fragile, sia stata una conquista pagata a caro prezzo dopo due sanguinosi conflitti planetari.