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Niente di vero tranne gli occhi

Niente di vero tranne gli occhi

Jerry Kho, oltre che un artista maledetto e debosciato, è anche il figlio del sindaco di New York e il nipote di Jordan Marsalis, ex tenente di polizia che ha appeso il distintivo al chiodo, dopo essersi accollato una colpa non commessa per salvare la carriera politica del fratello. È proprio Jerry che un killer dal singolare senso dell’umorismo sceglie di uccidere, componendo poi il suo cadavere come Linus, col pollice in bocca e l’inseparabile coperta incollata in mano. La galleria dei Peanuts defunti si arricchisce presto del corpo di Lucy, anche lei rampolla di una famiglia molto in vista, e un indizio lasciato a bella posta sulla scena del delitto fa pensare che il prossimo cadavere sarà quello di Snoopy. Mentre Jordan riceve l’ingrato compito di scoprire l’assassino cartoonist, Maureen Martini, commissario della Polizia di Roma, arriva a New York per un’operazione agli occhi che le deve salvare la vista. Solo che, dopo il trapianto delle cornee, comincia ad avere dei flash ricorrenti della vita del suo donatore. E in quelle visioni compare quello che, con ogni probabilità, è il criminale ispirato dai fumetti di Charles Schulz...

Come il precedente Io uccido, anche questo thriller di Giorgio Faletti abbonda di reminiscenze cinematografiche. In primis, 4 mosche di velluto grigio di Dario Argento, per l’idea dell’imago mortis fotografata negli occhi della vittima, escamotage narrativo che serve a incrociare la strada di Jordan Marsalis e di Maureen Martini facendo rimbalzare il plot fra Italia e Stati Uniti. L’incontro è puramente professionale, perché non è fra loro che sboccia la love story, ma fra il poliziotto americano e la sua occasionale coinquilina, ricca di superlativi attributi non solo femminili (tanto che il richiamo a La moglie del soldato di Neil Jordan è quasi d’obbligo). Dopo il successo del suo primo bestseller, non era facile superare la prova dell’opera seconda per Giorgio Faletti, che comunque riesce egregiamente nell’impresa con una trama ben congegnata che ha in serbo diverse sorprese (fra cui l’identità del colpevole - per niente prevedibile - e il suo movente, che una volta tanto non va a rinvangare traumi infantili irrisolti, come avviene solitamente per i pluriomicidi). Buono il ritmo, che tiene sulla corda senza cedimenti, buono lo stile, che conserva una scorrevole sveltezza, nonostante il taglio elaborato, l’abbondanza descrittiva e qualche perdonabile svolazzo letterario. Un romanzo di solida costruzione in cui, sotto il tessuto dell’intreccio, giallo tendente al nero più cupo, si nascondono storie di affetti negati o distrutti che finiscono per armare la mano con il più pericoloso dei sentimenti: l’odio che ha le radici nell’amore e non si placa fino a quando non ha ottenuto la propria vendetta.