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Niente tranne il nome

Niente tranne il nome
Un cadavere in piena notte con la testa spaccata a bordo di una roggia nel bel mezzo della campagna del Nordest friulano. È il corpo di Mauro Rosso, bidello di scuola media. Nel casolare dove abitava tutto è sottosopra, ma è stata portata via solo una vecchia fotografia di classe della terza media dell’anno scolastico 1997-98. Per il commissario D’Avanzo è un vero rompicapo. Chi conosceva Mauro Rosso e chi soprattutto aveva interesse a ucciderlo? Il professore Fulvio Romoli con il quale il collaboratore scolastico si era sbronzato la sera in cui venne ammazzato? Oppure la ex moglie Tatiana Leone, nota in città per una particina in una serie televisiva, o l’amico Giampaolo Petruzzi suo compagno nel gruppo metal Last World. E non poteva essere interessato alla sua scomparsa il fratello gemello Fioravante per poter prendersi la casa di campagna dei genitori o l’avvenente Viviana De Felice per impedire a Mauro di raccontare alla figlia Chiara la verità su suo padre? Che Mauro Rosso avesse seri problemi non era un mistero per nessuno: aveva il vizio del gioco ed era indebitato fino al collo, però diceva in giro di avere “un certo affare” tra le mani...

Il Nordest del Paese, usato spesso da sfondo di storie a tinte noir come si può vedere in diversi film di Carlo Mazzacurati, ritorna prepotente protagonista dell’ultimo romanzo di Andrea Maggi, un thriller teso che subordina l’intreccio alla descrizione dell’ambiente, una provincia cupa e soffocante caratterizzata da squallidi bar, appartamenti anonimi, teatri di secondo ordine. È in modo particolare il mondo della scuola a essere colto con precisione nelle sue dinamiche, con docenti che tirano a campare, il preside ridotto a puro burocrate, allievi svogliati. Il milieu sociale è reso con efficacia grazie all’incisiva caratterizzazione dei personaggi, dal professore frustrato alla starlette televisiva, dal pianista mancato all’avvocato arrogante. “Il tempo degli eroi è finito da un pezzo” constata sarcastico il commissario D’Avanzo e in effetti più che i pregi Manni registra le debolezze e i vizi di un’umanità mediocre chiusa nei propri egoismi e in smisurati sogni di ricchezza e affermazione per i quali si è disposti a uccidere. Dietro a questo vuoto esistenziale si legge però un bisogno di amore impellente, in grado di far superare le tristezze quotidiane e magari di regalare uno straccio di felicità.