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A night at the theatre

A night at the theatre

I Queen e il cinema. In questo saggio si presenta e si approfondisce una parte significativa del lavoro della band in una prospettiva inusuale, ossia nei suoi contatti a vario titolo con la settima arte, incontri che sono stati di vario genere e maturati in vari decenni (non solo i primi due con Freddie Mercury, ma anche quelli successivi alla sua scomparsa prematura). Ancor prima di incentrarsi - a lungo ed in quasi tutta la monografia - su cosa i Queen abbiano dato al cinema, ci si sofferma su un punto di partenza anch’esso insolito e interessante: il modo di presentare le canzoni e di affrontare e interpretare il palco da parte di Freddie Mercury è “nato” dai suoi primi amori cinematografici, soprattutto dalla sua sconfinata ammirazione per le dive di film drammatici o musical: su tutte Marlene Dietrich e Liza Minnelli. Quindi innanzitutto sono i Queen che traggono qualche aspetto fondamentale per la loro arte dal mondo del cinema: e lo stesso viene sottolineato, qualche pagina più avanti, quando si sottolinea un’altra prerogativa dei Queen nel loro periodo centrale, quando si affacciò il grande successo. Con titoli quali A night at the Opera e A day at the races, presi di peso dalla filmografia di Groucho Marx - che per questo, seppure molto anziano, volle ringraziarli di persona (pur ironizzando un po’ sulla scelta) - i Queen, più che mai, “osarono” da un punto di vista stilistico, volgendosi ad ampio spettro contemporaneamente al cabaret, agli anni ’20, ad una sorta di dandysmo decadente, e al tempo stesso spruzzando di prog e soprattutto di hard rock le loro composizioni più che in precedenza…

Si passa poi ad analizzare, anche qui in modo dettagliato ma che si mantiene sempre suggestivo, la fase di composizione e produzione della colonna sonora di Flash Gordon, il mitico film di fantascienza diretto da Mike Hodges e prodotto da Dino De Laurentiis nel 1980. Pur incentrata su uno sforzo realizzativo soprattutto di Brian May, la colonna sonora fu comunque frutto dell’apporto di ogni membro della band, sia pur con un Mercury un po’ defilato rispetto al solito (anche perché due soli brani erano davvero cantati). In ogni caso il lavoro fu acclamato dalla critica (contrariamente al film, peraltro un fiasco colossale al botteghino) e anche dal pubblico, e soprattutto diede nuova linfa alla band, che dal punto di vista dell’armonia tra i suoi membri ed anche della “verve” compositiva attraversava una fase molto vicina alla routine. Qualcosa di simile avvenne anche in occasione della collaborazione per la colonna sonora di Highlander: ancor più che la volta precedente, la band partecipò entusiasta all’unisono, mentre attraversava un periodo quasi a rischio di scioglimento. Per problemi di scarso successo del film al botteghino (almeno l’anno della sua uscita nei cinema), si decise di non far uscire più, al contrario di quanto inizialmente previsto, una vera e propria soundtrack del film su disco, e dunque i Queen riversano delle versioni perfezionate e allungate di quanto avevano già preparato per la colonna sonora - oltre ad altri brani nuovi di zecca - su A kind of magic, il loro nuovo album. Più volte, soprattutto lo scorso decennio, si tornò sull’idea di realizzare finalmente una vera e propria soundtrack a sé con le versioni originali, visto anche il successo che anni dopo il film ebbe in Europa: ma finora il progetto è rimasto sempre irrealizzato. L’opera termina con le vicissitudini produttive (prima) e con il trionfo nel mondo (poi) del docufilm Bohemian Rhapsody, che è riuscito, sia pur con gli ovvi compromessi ai fini di una certa spettacolarizzazione della storia, a rendere degni di grande successo anche i Queen AL cinema (dopo che si è parlato del cinema nei Queen, e dei Queen NEL cinema), superando anche le lunghissime vicissitudini produttive, dovute soprattutto all’abbandono dell’iniziale attore designato come protagonista, Sacha Baron Coen. Un plauso sentitissimo a Vincenzo Cossu, per averci donato una monografia sui Queen in grado di appassionare anche chi non è strettamente un loro fan, per via di un approccio profondamente originale, personale, e al tempo stesso multidisciplinare e pazientemente documentato. Bravo.