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Nikolaj Gogol’

Nikolaj Gogol’

Nato l’1 aprile del 1809 a Velyki Soročynci da una famiglia appartenente alla piccola nobiltà ucraina, Nicolaj Gogol’ è stato considerato per lungo tempo un romanziere che utilizzava la letteratura come strumento critico rivolto nei confronti delle caratteristiche burocratiche, autocratiche e delle assurdità anacronistiche della società russa, a lui coeva, della prima metà dell’Ottocento. Tale fama era dovuta in prima istanza alla frequentazione del grande poeta Aleksandr S. Puškin, ma anche ad altri amici che erano soliti ritrovarsi nei circoli progressisti di San Pietroburgo all’interno dei quali essi manifestavano opinioni politiche filo-occidentali. Idee nei confronti delle quali egli stesso non mancava di riconoscere il proprio convinto compiacimento e che si riteneva trovasse rispecchiamento in veste simbolica nella descrizione dei contesti sociali evocati, nelle vicende narrate e nei personaggi rappresentati. Giudizio critico che viene etichettata a tutta la sua opera e che gli sopravvive alla morte avvenuta poco prima delle otto di mattino del 4 marzo del 1852 a Mosca all’età di quarantatré anni. A mettere fine ad una parabola esistenziale non breve, se messa a confronto con quella avuta in sorte dagli altri grandi scrittori russi della sua prodigiosa generazione, furono le conseguenze di una deteriorata consunzione fisica: un’anemia celebrare e una gastroenterite da inanizione acute causate dal protrarsi dissoluto e ostinato di uno sciopero della fame con cui la sua morbosa melanconia aveva cercato di contrastare il Demonio...

Negli anni Quaranta del secolo scorso l’editore statunitense New Direction incaricò Vladimir Nabokov di redigere un profilo biografico dedicato allo scrittore russo Nikolaj Gogol’, reso noto ancora oggi alla vasta platea dei lettori in quanto autore di celeberrimi romanzi tra i quali Le anime morte, L’ispettore generale, Il cappotto. Fu in tale circostanza che Nabokov prese le distanze da tale tradizione critica e diede alle stampe un vero e proprio saggio letterario attraverso il quale l’autore operò una sorta di demolizione dell’interpretazione fino a quel momento ritenuta valida dell’opera letteraria del poeta e romanziere ottocentesco. Il libro, che nel nostro paese viene editato da Adelphi per la curatela e di Cinzia De Lotto e di Susanna Zinato, in sostanza rivela, all’approfondita analisi condotta da Nabokov, che il grande merito di Gogol’ non fu quello di aver riprodotto il quadro storico russo del suo periodo, ma ben al contrario di averne immaginato uno del tutto diverso. A suo avviso, l’autore a cui il libro è dedicato fece leva su di una naturale vena comica per tracciare personaggi ridicoli e trame irrisolte dando libero sfogo alla propria fantasia senza realmente comprendere fino in fondo il senso della sua opera. Perché i grandi scrittori sono proprio coloro che comprendono quanto la vera letteratura non è mai specchio fedele della realtà, ma capacità di crearne una immaginaria. Ecco allora spiegato perché vale la pena leggere: non già per comprendere ciò che è stato, ma per cercare ciò in cui non si mai stati. A cominciare da questo utilissimo testo.