Il mio incontro con l’orso

Il mio incontro con l’orso
Gli Adirondack sono un massiccio montuoso ricco di fiumi, laghi e foreste che attraversa lo Stato di New York. Dal 1838 è un’area protetta, incontaminata, dove gli uomini vanno in cerca dell’avventura, dove gli scrittori si rifugiano per ritrovare il contatto con la natura e l’ispirazione per dei racconti che reclamino il predominio della terra sulla modernizzazione troppo veloce, che ha perso la direzione e il limite. Lo scenario è fortemente legato alla descrizione di solitarie escursioni attraverso boschi antichi, seguendo la ripida discesa a valle di un torrente, o all’incontro dell’uomo con animali selvatici. L’uccisione di un orso durante una gita per raccogliere more, ad esempio, ci narra di un uomo semplice che all’improvviso, tra i cespugli di frutti, si trova faccia a faccia con un plantigrado in cerca dello stesso cibo. Ci  sono persone che, con volontà, cercano la via più difficile per tornare a casa, provando a smarrirsi tra le alte piante e le forre infide. La Natura non regala niente, pur lasciandosi ammirare. Le piste battute dagli animali sono tracce, ma anche trappole. Il pescatore vero, poi, quello che considera la sfida tra l’esca e il pesce una vera e propria arte, non sfugge al richiamo di un lago inesplorato, dove trote ferocissime non temono di lottare fino allo stremo una volta prese all’amo. Ci sono anche le delizie di un campeggio, tra le riflessioni di un uomo che cerca nei boschi un rifugio alla civilizzazione. Però la sua impronta non si cancella col tempo, la sua traccia diventa radura secca sulle sponde di un lago. L’uomo costruisce, l’uomo brucia, l’uomo sradica e taglia e, finita la vacanza, se ne va, abbandonando quello che ha costruito per pochi giorni di sopravvivenza e scomodità...
Warner era amico di Mark Twain e lo si capisce nel modo di raccontare le avventure di un individuo immerso nella natura ancora vergine della mano ruvida e definitiva dell’uomo. L’autore fa parte di un movimento di scrittori decisi a rimarcare i valori e le meraviglie di una terra incontaminata, dubitando “del valore di una cultura che obnubila gli istinti naturali”. La realtà è che l’uomo, distaccandosi dalle regole di una Natura madre severa ma giusta, ha dimenticato le priorità, scordandosi l’arte dell’ammirare e apprezzare un luogo, un profumo, un colore. L’efferatezza con la quale insegue un animale selvatico per ucciderlo non ha senso tra gli altri animali. Infatti, “la “civilizzazione” sa scegliere solo tra l’addomesticare o uccidere”. La lettura che vi appresterete a fare è quindi lieve in apparenza, ma ricca di significati simbolici che ormai i decenni hanno cancellato, catalogandola come scontata, noiosa, patetica. Per gli adulti, un buon modo di rifuggire gli intrighi spionistici di romanzi complicati e stancanti; per i giovani, un divertente ritorno alla narrativa d’avventura senza altre pretese che quello di far immaginare luoghi, momenti e sensazioni. 

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