Vademecum dello scrittore

Vademecum dello scrittore
“La semplice dignità del disadorno che può presentarsi al mondo senza pudori, drappeggiato anziché vestito di tutto punto, nella consapevolezza della perfezione”. In questa semplice affermazione si cela secondo Frank Norris, uno dei grandi segreti dell'arte, non solo letteraria. Mettiamo, dice lo stesso Norris, che il Nuovo Testamento fosse ancora da scrivere e ci toccasse oggi raccontare al mondo la Natività di Cristo. Quanti aggettivi e iperboli stilistiche, quanta retorica trasuderebbe dalle pagine per descrivere un evento tanto significativo ma di una banalità/normalità lampante? Finiremmo sicuramente, davanti alla descrizione di un evento siffatto, per mettere in scena un'architettura esageratamente barocca, incapaci di rappresentarla 'semplicemente' per quel che è. “Una sintassi elaborata, la retorica, il gusto per le metafore, le allegorie e le similitudini sono perdonabili negli episodi secondari, dove la narrazione langue”, sottolinea Norris per rafforzare il suo concetto. Secondo lo scrittore americano insomma, l'arte necessiterebbe di essere smussata, edulcorata dalle impurità stilistiche, ridotta all'osso della sua semplice ed evidente rappresentazione. Quali consigli pratici si possono dare ad aspiranti scrittori in un paese, gli Stati Uniti d'America, dove quasi la totalità dei cento milioni di abitanti ha velleità letterarie? Si potrebbe partire, suggerisce Norris, dal riscrivere i manoscritti a macchina: una buona storia dattiloscritta apparirà certamente migliore e una storia scadente meno mediocre. Poi sicuramente si dovrebbe evitare di dichiararsi privi di velleità letterarie. Perché mai infatti qualcuno dovrebbe prendersi la briga di leggere qualcosa di chi è senza ambizione verso ciò che scrive? E che dire del pessimo ma ricorrente vizio di non accludere recapiti o addirittura nominativi al prezioso manoscritto?...
Frank Norris, scrittore morto nel 1902 a soli trentadue anni, con disarmante semplicità e chiarezza lapalissiana, in questo agile volumetto che raccoglie alcuni dei suoi saggi più importanti sul mestiere di scrivere, mette a nudo il mondo dell'arte letteraria, svelandone tic e piccole, grandi manie. Dal vizio moderno di farcire gli scritti di metafore e trucchi stilistici - buoni solo a mascherare  la mediocrità di chi scrive - a danno della verità nuda e cruda dell'arte, alla differenza tra narratori e romanzieri, ai meccanismi stessi che dovrebbero celarsi dietro la stesura di un romanzo, fino a consigli pratici per aspiranti scrittori o considerazioni sulle loro velleità economiche che, incredibile a dirsi, dopo quasi un secolo e mezzo appaiono ancora attuali in tutta la loro disarmante ovvietà. 

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