Buia

Buia
Buia non era desiderata. È nata perché un preservativo si è rotto e suo padre ha dovuto sposare sua madre, ancora ragazzina, arrabbiata per la vita che avrebbe potuto avere senza quell’impiccio che le era improvvisamente cresciuto nella pancia e poi era venuto fuori da lì. Per un desiderio, la giovane voleva chiamare la bambina Guia, ma l’impiegata dell’anagrafe aveva sbagliato l’unica consonante del suo nome.  Così Guia è diventata Buia. Nessuno la ama, tranne un ragazzino che conosce a scuola il primo giorno della prima elementare. Nella 1° H, dove tutto ebbe inizio. Lui è pazzo di lei da subito, anche se presto le loro vite si separano, lui va in un’altra scuola, più prestigiosa, perché lei e il ragazzino appartengono a due mondi diversi, lui è ricco e lei no. Passano gli anni, Buia è una guardia giurata solitaria e infelice, mentre quel ragazzino è diventato il rampollo di una famiglia con annessa azienda dell’hinterland milanese con una relazione stabile e alle soglie del matrimonio…
La storia di Buia e dell’uomo che l’ama - che è anche il narratore di questa storia - viene raccontata in prima persona dall’autore attraverso frasi semplici, quasi rozze nella loro linearità, ma che meglio definiscono la forma di una scrittura mordente, interessante, sghemba. Buia, romanzo breve di poco più di 120 pagine, è l’ennesimo esordio letterario di un giovane scrittore che nella vita fa – come sempre – altro per campare. Diciamo che comunque gli è andata bene: è un architetto e un giornalista. E ovviamente entrambe le sue professioni vengono fuori nella sua scrittura, perché Buia è un romanzo di architettura narrativa, preciso nei dettagli, quanto cronachistico come un articolo di giornale nella sua totale mancanza di aggettivi. Pane al pane, vino al vino, Ferrario costruisce una storia interessante anche se non originalissima, a metà fra il romanzo di formazione, il thriller italiano sullo sfondo della provincia industriale settentrionale, con tutti gli annessi e connessi. Nonostante qualche schematismo di fondo, un buon esordio che potrebbe rappresentare un trampolino di lancio. Ferrario ci ricorda che non c’è speranza in un mondo che fa schifo. Inutile negarlo, ma sperare - magari per lui, magari per tutti - non costa nulla.

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