La ballata dell'uomo morto

La ballata dell'uomo morto
Giuliano De Santis, avvocato ultraquarantenne, vive al riparo di una rassicurante condizione sociale. E’ coniugato con Marta, una donna bella e intraprendente, impiegata in una società di revisione contabile. Oltre ad abitare in un attico, da cinque anni ha coronato il successo di possedere una villa al mare. Benché meritevole di successo, la sua carriera professionale all’interno di una compagnia assicurativa, è stata favorita in maniera diretta dall’intercessione di un influente membro del consiglio di amministrazione. Il dottor Romani, direttore generale di un’importante holding finanziaria, è infatti il marito di Claudia, inseparabile collega e amica di Marta. Da qualche tempo Giuliano  è alle prese con la richiesta di liquidazione di una polizza sulla vita avanzata dalla famiglia di un alto dirigente d’azienda. La compagnia assicurativa si oppone, avvalorando l’ipotesi formulata dalla polizia che si tratti di un suicidio, benché l’arma del delitto non sia mai stata trovata. Decide caparbiamente di chiarire il caso fino al momento in cui la direzione gli sottrae la pratica con un finto pretesto. Ma il rinvenimento di una pistola da collezione risalente al periodo bellico, chiusa in un sacchetto di plastica trasparente, e l’improvvisa incursione nella sua vita sentimentale di Gloria, una ragazza giovane e seducente, lo porteranno a scoprire gli orrori di un’imprevedibile macchinazione…
Il lettore non s’inganni. Questo libro sta alla medietà – si badi bene, non alla mediocrità – come scelta programmatica, quasi la scrittura e la vita si equiparassero per il grado, medio appunto, al quale si aderisce. Mario Riviello, alla sua seconda pubblicazione, afferma di non avere la presunzione di andare oltre questo obiettivo. E pur tuttavia non rinuncia a consegnare al lettore la vitalità di un protagonista che si lascia ricordare. Non è certo l’ostinazione dell’io narrante di far luce sui retroscena legati all’apparente suicidio del dottor Maggi e l’esito delle ricerche a tenere il filo di questa romanzo, ma la vicenda del protagonista, scossa da sussulti sentimentali e da fremiti di consapevolezza critica. La struttura del testo, punteggiata dal laconico lampeggiare dei dialoghi, non tende infatti allo scioglimento, quanto ad annodare il destino di una tragedia privata ad un contesto troppo arido e interiormente malato in cui nulla si risolve mai veramente. E’ un libro che si legge volentieri, racconta una storia in modo gradevole, e stimola la riflessione su situazioni estreme che ci appartengono, ma che forse vengono percepite come distanti dai modi che ci sono più familiari.

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