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Noi marziani

Noi marziani

Marte 1994, seconda settimana di agosto. Silvia Bohlen fatica ad aprire gli occhi quando sente la voce penetrante di suo figlio che la chiama. È immersa nel sonno profondo procuratole dal fenobarbital e riprendere il contatto con la realtà non è facile. Si alza a fatica, beve un sorso d’acqua e raggiunge la finestra oltre cui David la informa che è arrivato l’addetto delle chiuse, funzionario dell’ONU. L’addetto deve ripristinare la loro porzione d’acqua dal grande fossato, lungo la linea delle case. I vicini, gli Steiner, pare invece abbiano avuto una perdita e ora sono a corto d’acqua per il giardino. Non sono capaci di gestire quello che hanno, Silvia sa che non è un problema suo, anche se in passato hanno aiutato lei e David. Non le piace essere meschina, ma è ciò a cui quella vita l’ha abituata. Lottare per un goccio d’acqua, perché tutto quello che avevano promesso a chi lasciava la Terra non è stato mantenuto. Intanto suo marito Jack, in ufficio, è alle prese con una chiamata da parte dell’anziano padre, allettato dalla possibilità di acquistare terreni su Marte e intenzionato a intraprendere un pericoloso viaggio dalla Terra. Un’idea pessima da cui Jack non riesce a farlo a desistere. Conclusa la stressante chiacchierata il lavoro di manutentore lo reclama, deve sistemare un impianto di refrigerazione alla fattoria di McAuliff e durante il viaggio non esita a rimuginare sulle condizioni di vita nella colonia, amministrata dal corrotto Arnie Knott, eletto di certo grazie a brogli. Knott ha interessi ben precisi: fare affari e sfruttare nelle miniere i Bleekman, senza che l’ONU vada a fargli la predica sui loro diritti e salari. Chi migra dalla Terra, dove non c’è lavoro nemmeno per i laureati, spera di avere un’occasione su Marte, allettato da annunci di reclutamento pieni di vane promesse e anche qualora scopra la verità, difficilmente può tornare indietro. Il viaggio di rientro è fin troppo costoso...

Sfortunatamente (o fortunatamente, se consideriamo gli standard di vita narrati nel libro) nel 1994 non sono state realizzate colonie su Marte, come immaginato da Philip K. Dick, non sono stati costruiti mezzi di trasporto a turbina per gironzolare sul pianeta, o i venti campi di atterraggio per chi giungeva dalla Terra e i satelliti non hanno individuato un insetto simile alla mantide religiosa ma “grande come un somaro”. Le colonie descritte nel volume mostrano come gli uomini siano inclini a portarsi dietro ovunque vadano tutti i problemi, i pregiudizi, le ingiustizie che con tenacia attuano sul pianeta d’origine. I Bleekman, nativi marziani in estinzione, simili ai boscimani dell’Africa, sono disprezzati e sfruttati, la distribuzione delle risorse su Marte è iniqua, la speculazione e la corruzione trionfano, il mercato nero è l’unico a garantire qualche extra di lusso a chi se lo può permettere e i pochi che sollevano questioni spinose, come i diritti civili e la tutela dei più fragili (bimbi autistici o nati con malformazioni fisiche, relegati in un campo per sottrarli alle cure e alla vista della famiglia) vengono trattati come piantagrane. Noi marziani come noi terrestri, niente di nuovo all’orizzonte, inclusi matrimoni traballanti e relazioni extraconiugali per smuovere la routine. Pubblicato a puntate nel 1963 sulla rivista fantascientifica “Worlds of Tomorrow” e poi in versione completa nel 1964, in Italia arriva nel 1973, il romanzo ha come nodo cruciale tutto ciò che ruota attorno ai temi della schizofrenia e dell’autismo (i primi studi pubblicati sull’autismo appartengono al dottor Leo Kanner nel 1943, quasi in contemporanea con quelli di Hans Asperger, inoltre negli anni ‘50/60 mancavano criteri standardizzati per la classificazione della schizofrenia e le diagnosi erano imprecise, quindi possiamo immaginare la documentazione e le inevitabili suggestioni che hanno condizionato l’autore), stati mentali intesi come trampolino per accedere ai piani più nascosti della coscienza e della percezione umana, telepatia inclusa. Attraverso le allucinazioni/visioni si cerca di scoprire il futuro per poterne sfruttare le informazioni. Presente anche il tema del viaggio temporale. L’atmosfera del libro è opprimente, la vita su Marte poco allettante e nel complesso, per quanto possa essere interessante per il suo contesto, la storia non lascia sensazioni piacevoli che invoglino a una rilettura.