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In nome di Maria – L’era defilippica della tivù

In nome di Maria – L’era defilippica della tivù

Sessant’anni, di cui la metà passati in televisione - e nel caso di Maria de Filippi è proprio il caso di dire “passati in tv”, visti i format in onda per quasi tutto l’anno solare e da tempo infinito (25 anni per “Uomini e Donne”, 21 per “C’è posta per te” e 20 per “Amici”). Il debutto avviene nel 1992, prima come autrice, mentre la conduzione è affidata a Lella Costa che lascia però per maternità. Da questo momento una serie di provini per sostituirla lasciano la De Filippi insoddisfatta, fino al suggerimento del marito, Maurizio Costanzo: “Beh, fallo tu!”. Lei non dice no, ma si prende un po’ (abbastanza) di tempo per imparare, con scrupolosità, tutto quello che c’è da sapere sulla conduzione in video. E debutta. L’allora programma “Amici”, è diverso dal format di oggi, ha gradinate circolari dove siedono giovani e ospiti per affrontare tematiche importanti, di cui discutere senza falsi pudori e soprattutto senza peli sulla lingua. L’evoluzione del programma è “Amici di sera”, talk show in cui si discute, si litiga e si fa anche pace! Certo non mancano le critiche, alle quali Maria De Filippi risponde come una che la sa lunga e ha visto lontano, attribuendo alla tv il ruolo di piazza dove si scende per discutere, raccontarsi, fare ammissioni o soltanto sfogarsi. Ed è da “Amici” che prende il via l’altro programma “Uomini e Donne”, in onda su Canale 5 dal 16 settembre 1996 (novanta minuti giornalieri dal lunedì al venerdì), un talk show sociale, quasi la versione per adulti del programma dedicato ai giovani. Per la prima volta vengono portati in tv argomenti di discussione come la violenza domestica, la disparità di trattamento sul lavoro tra uomini e donne, il body shaming. Ma poi cambierà nella sua essenza. Forse il format che rimane di più uguale a se stesso è “C’è posta per te”...

Una raccolta di articoli, definizioni, libri, interviste. L’autore ha attinto a piene mani anche dal racconto che Maria De Filippi ha fatto di se stessa nel corso del programma “A raccontare comincia tu” con Raffaella Carrà. Ci sono tutte le evoluzioni dei suoi format televisivi, il gergo che spesso è diventato di uso comune (basti pensare al termine “tronista”, entrato poi anche tra le voci dello Zingarelli). Certo è abbastanza complicato pensare a questa donna, così intelligente e capace, che si circonda di tanta stupidità. E lascia ancora più perplessi il fatto che affermi (in un’intervista rilasciata nel 2016 a Renato Franco del “Corriere della Sera”) che “l’Italia è piena di persone così. Io le ho semplicemente fatte vedere, non le ho inventate”. Già, su questo non ci piove, ma c’è da chiedersi che fine abbia fatto la funzione educativa della tv. E non ci si venga a dire che siamo nel Terzo Millennio ed è cosa superata, almeno dai tempi del maestro Manzi, se è vero che ancora oggi la gente comune crede a ciò che viene detto in televisione, con quell’innocente espressione: “È vero, lo ha detto la tv!”. Forse è in questo che dovrebbe inserirsi l’intelligenza della De Filippi (che non lascia al caso nemmeno i colori predominanti di uno studio), contrastando certe superficialità che vengono dette e fatte nei suoi programmi. Anche perché stando così le cose in Italia, forse sarebbe meglio fare qualche ascolto in meno, ma svegliare qualche cervello in più e dovrebbe essere più gratificante essere definita la “regina della tv” in un contesto maggiormente qualificato. Il libro si chiude con una domanda che appare inevitabile: "C’è un’alternativa a Maria De Filippi?" e la risposta sembra essere negativa, per cui dobbiamo aspettarci altri decenni televisivi con la sua firma e probabilmente anche la sua faccia, ma speriamo circondata da personaggi che valga la pena ascoltare.