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Nome non ha

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Camilla – account “Scontenta” su Twitter, “dove in effetti mi lamento spesso” –, ventitré anni e un ragazzo appena lasciato, è in cerca di un lavoro ma soprattutto di capire cosa vuole davvero nella vita; Tony studia lingue e forse vuole fare l’interprete e (sempre forse) si trasferirà in Spagna; Marta è laureata e fa supplenze ma un giorno aprirà un ristorante e sarà una chef stellata, mentre, per ora, frequenta scuole di cucina e posta torte e sformati su Instagram. È arrivata l’estate e queste tre giovani donne, due sere prima, hanno deciso di partire per Venezia, perché “ci sono viaggi che si fanno a vent’anni”, come ha detto la mamma di Camilla prima che si mettessero in macchina. Lungo la strada decidono di prendere la superstrada che taglia le Marche per raggiungere il mare, dove pianteranno la tenda e dormiranno nei sacchi a pelo. Attraversato il confine delle Marche, però, la Panda di Marta, dopo aver arrancato lungo le curve che salgono fino all’altopiano, ha fuso il motore all’entrata di un piccolo paese, Serravalle di Chienti. A spinta, le ragazze riescono a portare l’auto vicino ad una fontana in piazza, dove però è tutto chiuso, compreso il bar, e non c’è un’anima viva perché è una domenica di luglio e sono le due di pomeriggio. Per trovare sollievo al caldo, le tre ragazze entrano in una chiesa e finiscono in una sacrestia affrescata con dipinti sorprendenti. Vi sono figure femminili con tuniche color pastello e sorrisi enigmatici, ciascuna con un cartiglio che ne riporta il nome: Sibilla Tiburtina, la Cumana, l’Eritrea, la Delfica, la Cumea, la Persica, l’Eutropia. Una di loro, la Libica, ha seni scoperti, bianchi come il latte. Le ragazze le guardano incantate, Tony dice che forse quello è un segno e che magari le Sibille diranno loro qualcosa riguardo il futuro, Marta brontola che hanno fame e che non sanno dove fermarsi per la notte. Ad un tratto arriva una donna bionda dai grandi occhi azzurri, di età indefinibile e vestita come una ragazza “di ieri”, pensa Camilla, con i jeans e una maglietta a righe blu. Dice di chiamarsi Viola e di aver deciso di fermarsi a vivere lì perché era stufa della città. Fa la pittrice, illustra libri per bambini e vive di poco perché, oltre alle sigarette, non ha bisogno di tante cose. Dice di avere due case a Serravalle e di poterle ospitare senza problemi; con calma qualcuno dei suoi amici, poi, le aiuterà a cercare un meccanico per la macchina. Viola racconta che la sera ospita sempre un piccolo gruppo di sette amici, ognuno porta qualcosa per cena e a lei farebbe piacere se le tre ragazze accettassero di dividere vino, cibi semplici e storie insieme a loro. Camilla, Tony e Marta accettano, anche perché non hanno alternative migliori. Uscendo dalla sacrestia, Camilla non trattiene la curiosità e chiede a Viola come mai ci siano le Sibille in una chiesa e la donna le dà una strana risposta, “perché si pensava che le Sibille avessero previsto la nascita di Cristo, e anche la fine del mondo”. Aggiunge poi che quelle non sono tutte le Sibille presenti nel canone di Varrone, che sono dieci, o del Rinascimento che sono invece dodici. E poi manca la Sibilla Appenninica, che in realtà manca sempre, in tutti i canoni, pur essendo l’unica che ha una dimora fissa, proprio lì, in una grotta sui Monti Sibillini. Non sanno, le tre giovani donne, che a breve ascolteranno ancora tantissime storie su queste figure affascinanti e soprattutto sulla misteriosa signora di quelle terre incantate, e che quelle storie le segneranno nel profondo…

La storia di tre giovani donne che lasciano la città, i problemi e le delusioni, alla ricerca di se stesse in un momento cruciale delle loro vite, è l’occasione che sceglie Loredana Lipperini – nota scrittrice e conduttrice radiofonica, impegnata su Radio3 con la seguitissima trasmissione culturale Fahrenheit – per raccontare una figura misteriosa e complessa, la Sibilla, e le storie che le appartengono, alla scoperta dei luoghi che queste storie abitano, nello specifico il territorio dei Monti Sibillini, narrato sia nella sua dimensione mitica che in quella reale. Il punto di partenza di questo romanzo breve, che ha la dimensione della fiaba di iniziazione, è proprio un paesino dell’appennino marchigiano, Serravalle di Chianti, particolarmente caro all’autrice. Come è noto, le Sibille sono personaggi mitologici che si ritrovano presso diverse antiche tradizioni ma sono, allo stesso tempo, personaggi reali. Erano infatti profetesse e offrivano responsi e predizioni in diversi luoghi del bacino mediterraneo, ma anche dell’Africa e Asia Minore, e addirittura hanno attraversato indenni persino il passaggio al Cristianesimo; esiste infatti una tradizione che le ritiene profetesse dell’avvento di Gesù Cristo e del suo ritorno. Secondo il canone di Varrone (116-27 a.C.) le Sibille erano dieci, in epoca medievale se ne contano di più, in quella rinascimentale dodici; alcune sono assai note, come la Cumana, altre meno, come appunto la Sibilla Appenninica o Picena, signora del Monte Sibilla, che – dice l’autrice nel suo blog Lipperatura – “affonda le sue radici nelle Marche, nelle sue storie e nei suoi miti, che non sono però solo miti del territorio”, perché riguardano l’immaginario di tutti e si spingono indietro nel tempo fino a comprendere antichissime dee. Le Sibille, esseri fatti soprattutto di voce (sovente la voce del dio), “sono un altro aspetto delle Dee dimenticate, che hanno soltanto cambiato nome ma non sono mai scomparse”. Il viaggio spensierato di queste tre giovani donne – simbolo di una generazione piena di dubbi ma anche di curiosità ed entusiasmi, disposta ad ascoltare e accogliere “storie che mettono radici”, come dicono le autrici nella Prefazione – diventa per loro una opportunità di arricchimento, come anche per il lettore, trascinato in una narrazione incantata che parla di laghi color sangue, alchimisti e negromanti, eresie e posti dai nomi infernali, monti dal profilo femminile, fate dagli zoccoli caprini, e ancora vagabondi e cavalieri erranti in cerca di risposte nell’antro della Sibilla. Terre strane e doppie, come le donne che le hanno abitate, un po’ streghe e un po’ fate. A raccontare è l’affascinante Viola (che tanto ricorda Loredana Lipperini, chissà se è un caso) con i suoi sette amici, ispirati a persone vere – ha detto l’autrice -, compagni e compagne di strada (la più riconoscibile Silvia Ballestra), pensatori, critici, attivisti con cui ha condiviso tanto. Racconta ancora che l’idea di questo libro nasce dal desiderio di raccontare il territorio attraverso le storie che gli appartengono e da una proposta delle editrici marchigiane di Hacca che le hanno fanno notare un giorno come, pur esistendo studi antropologici e saggi sulla Sibilla Appenninica – che non è presente in nessun canone, pur essendo l’unica ad aver una casa, appunto sui Sibillini –, manchi un libro narrativo. Ecco quindi l’idea di un itinerario percorribile sui luoghi della Sibilla, che è anche un invito a percorrerli per scoprirla, scovando posti particolari, come le sette chiese costruite su antichi luoghi di culto che seguono la costellazione della Vergine, mete di pellegrinaggi e antichi cammini; in un territorio fortemente legato alle tradizioni e al folklore che comprende una presenza femminile forte ma oscura, tenuta nascosta, come ad esempio quella delle vergare, le guaritrici delle montagne. Questo è dunque un viaggio nel tempo, spirituale ed esoterico, alla ricerca dell’anima di un territorio attraverso suggestioni letterarie, miti, citazioni e aneddoti immersi in uno stile fiabesco. A dare forma alle parole del racconto è Elisa Seitzinger – autrice del logo della XXXIII edizione del salone del Libro di Torino – con illustrazioni magiche e suggestive, evocative e visionarie che assomigliano a bellissimi tarocchi; il risultato è una elegante edizione di pregio, primo volume illustrato per Hacca ma anche una novità sul mercato editoriale italiano, tradizionalmente poco propenso agli illustrati per adulti. Leggende, storie e realtà si confondono in questa storia di storie senza tempo, che si intrecciano e si incentrano sulla forza delle donne e sui momenti che le hanno viste oscurate, temute, demonizzate, inascoltate, e sui segreti custoditi dai Monti Sibillini. Lipperini prova a far rivivere questi luoghi in un gioco di ombre attraverso la conservazione della memoria; sono i “suoi” luoghi, quelli spesso presenti nei suoi libri, che rivelano un legame profondo con l’entroterra marchigiano dell’infanzia. Infine qualche curiosità. Il titolo è il verso iniziale di una poesia di Sibilla Aleramo, e quindi un omaggio alla scrittrice e poetessa femminista e pacifista. La prima strega bruciata sul rogo in Italia a Milano nel 1390 si chiamava Sibilla Zanni. Per tutti quelli che credono che le storie, salvando la memoria, salvano anche noi.