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Nomi, cose, musiche e città

Nomi, cose, musiche e città

L’11 settembre 2001, il giorno in cui sono crollate le Torri Gemelle, Giuditta ha mosso i suoi primi passi, sull’erba in un parco milanese. Di lì a otto giorni avrebbe compiuto un anno. Camilla invece è nata di sabato, nel giorno del Carnevale ambrosiano, e la cosa le dà non poco fastidio perché la sua festa è rovinata ogni anno da una ricorrenza più importante… La mattina del matrimonio, i suoi amici gli hanno fatto recapitare un fascio di giornali. Sfogliandoli, ha visto che erano cronache di guerra. L’aereo del suo viaggio di nozze ha dovuto poi fare una deviazione per evitare i bombardamenti sui Balcani… Quando aveva nove anni, alla Vigilia di Natale, ha accusato i primi sintomi di una malattia molto rara: era febbricitante e non riusciva a camminare. In ospedale, il dottore gli disse che in quel momento, in Lombardia, solo altre due persone avevano la sua stessa malattia. L’informazione non lo aveva consolato per nulla. Lo dimisero la settimana di Carnevale: era magro, debole e fiacco: durante la convalescenza aveva osservato dalla finestra i colori della città…

Nomi, cose, musiche e città è un insieme di appunti, di pagine, di fogliettini che l’autore ha messo insieme durante gli anni e che a un certo punto ha deciso di sistemare e pubblicare, con l’intento di spiegare, prima di tutto a se stesso, avvenimenti, circostanze e incontri. Si hanno così delle pagine dedicate alle date importanti – vedi sopra –, alle colonne sonore della vita dell’autore, alla sua visita allo Zoo di Londra, alla bellezza del camminare lungo le vie Milano, al Summer Jamboree di Senigallia – che per inciso è davvero qualcosa di incredibile – e altri accadimenti più o meno importanti della vita dello scrittore. Cioè Giovanni Granatelli, una vita passata nel mondo dell’editoria, autore di poesie (Sillabe di un appello, Poesie 2017-2020, Poesie 2002-2022) e di altre prose (Spostamenti). I suoi racconti sono leggeri ma non superficiali, a volte forse un po’ troppo articolati e barocchi, ma comunque piacevoli e pieni di spunti di riflessione. Tra i quali emerge il fatto che non è mai troppo tardi o troppo presto per stupirsi e imparare nuove cose.