Salta al contenuto principale

Non ancora

Non ancora

Fine anni Ottanta. Sui giornali non si parla d’altro se non di Chernobyl, Chernobyl e ancora Chernobyl. A Maria dispiace. Per la primavera, per il pianeta e per suo padre. Lui teneva così tanto al pollaio e all’orticello. Rinunciarvi era stato doloroso. Dal disastro del reattore però nessuno, almeno in Italia, mangia più ortaggi, uova, pollame. Lei dall’Italia manca da un po’ e quando pensa al suo Paese le viene in mente l’assenza, lo stare lontano da casa, la mancanza. È da ottobre che abita a Parigi. Due stanze al piano terra in un quartiere a sette fermate da Beaubourg e a pochi metri dal Parc des Buttes-Chaumont. Quando ha annunciato di aver ottenuto la borsa di studio, qualcuno le ha citato il Fucini: “Pisani ‘un c’enn’adatti per anda’ per er mondo a strapazzassi”. Nonostante la nostalgia lei si è ambientata quel poco che basta. A Parigi spende ore e denaro per la sua passione segreta, la danza, trascurando una probabile carriera universitaria. Si è laureata cum laude lei e non può quindi che apparire come pazza a preferire un immaginifico futuro da ballerina. Ma tanto all’École d’Italie non sanno che farsene di lei. Il suo francese non è ancora abbastanza fluente e la danza invece è la sua passione, la sua pratica zen, un modo sicuro per raggiungere il vuoto mentale. Ma di un pensiero in particolare non riesce a liberarsi: Marvin...

Maria Fermi, protagonista di Non ancora di Cristina Pacinotti, afferma ad un certo punto di sentirsi travolgere da un esercito di cose incompiute, idee sfumate, amici scomparsi, amori inaugurati invano, progetti abortiti o solo in gestazione e così, in questo breve elenco, racchiude il senso tutto del romanzo. Vincitore del premio InediTO 2019 - Colline di Torino, Non ancora di Cristina Pacinotti è una storia d’amore, d’appartenenza, ma è soprattutto la storia di Maria, dei suoi frammenti, delle reliquie della sua vita. Tra l’autrice e la sua protagonista moltissimi sono i punti in comune. Dalla passione per la danza agli studi di semiotica, dalla laurea con lode all’aver vissuto a Parigi fino alla passione per la scrittura, Cristina Pacinotti prende molto dal suo vissuto per costruire questo personaggio e la sua dedizione si percepisce tutta. Il personaggio di Maria Fermi, infatti, pare essere l’unico ad essere stato progettato con cognizione di causa. Sarà per il suo ruolo da protagonista, sarà per la scelta della narrazione in prima persona, sarà che la storia si snoda tutta attorno ai suoi ricordi, ma rimane il fatto che il personaggio di Maria è l’unico di cui si percepisca uno spessore effettivo. Gli altri personaggi che le gravitano attorno appaiono piatti e limitati: la personalità di Umberto e Laure, per esempio, pare esaurirsi tutta rispettivamente nell’essere gay e nello scrivere romanzi erotici, quando di loro si sarebbe potuto raccontare sicuramente di più.