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Non avevo capito niente

Non avevo capito niente

Vincenzo Malinconico: napoletano, professione avvocato, situazione sentimentale appena lasciato dalla moglie, figli due in età complicata – l’adolescenza – con i quali è difficile mantenere un rapporto. Lavora in uno studio assieme ad altri colleghi che, come lui, faticano a riempire le giornate. Il lavoro è poco, e persino i mobili – rigorosamente dell’Ikea e chiamati per nome come vecchi amici – diventano compagni di vita. Malinconico è un tipo simpatico, ma capace di profonde riflessioni: osserva la vita con ironia e come un narratore incoerente ci accompagna nelle sue funamboliche riflessioni sulle cose, le persone, i fatti, l'esistenza in generale, che sembra talvolta prendersi gioco di lui e altre volte riservargli inaspettate sorprese. Per esempio viene designato come difensore d’ufficio di un becchino di camorra conosciuto nell’ambiente come Mimmo ‘o burzone. A causa di questo inatteso incarico Malinconico deve fare i conti con un lungo periodo di inattività, tanto da doversi buttare in un ripasso forzato sul Bignami del Diritto. A complicare il tutto l’avvenente pm del tribunale, Alessandra, nel momento meno adatto, come spesso accade nella vita, si innamora di lui gettando nelle sue giornate una piacevolissima confusione...

Una trama semplice quella proposta da Diego De Silva, senza tante sorprese a parte il finale non scontato, una trama arricchita dallo zigzagare della voce narrante che coincide con quella del protagonista e che ci porta da una riflessione ad un’altra in modo talvolta tagliente, altre amaro, a volte prolisso, altre netto ed efficace. Tra figuracce e pensieri sconnessi Malinconico ci dà un passaggio sul suo flusso di parole in costante riflessione sulla donna, sull’amore, il rapporto di coppia, ma anche sulla delinquenza, la giustizia e la musica. Le tante, forse troppe divagazioni a tratti scoraggiano il lettore confondendolo un po’ e rendendo la lettura faticosa. Ciononostante alla fine del libro si prende, volenti o nolenti, confidenza con l’avvocato idealista, tanto da avere la sensazione di conoscerlo da tempo. De Silva è bravo a mostrarcelo nella sua complessità e anche nelle sue contraddizioni, rendendolo a tutto tondo in una crudele normalità. Ovviamente condivisibile la netta condanna alla camorra che, come ci fa notare tra le righe l'autore, ha completamente dimenticato le basi sulla quale era stata fondata.