Salta al contenuto principale

Non c’è posto per l’amore, qui

Non c’è posto per l’amore, qui

Kharkiv, 1930. Debora Rosenbaum è una diciassettenne evoluta, intelligente, appassionata di letteratura. Ed è decisa a essere l’artefice del proprio destino, pertanto è arrivata nella nuova capitale ucraina che con i suoi grattacieli e il fermento di nuove idee si sta trasformando. A Uman con i suoi genitori che parlano ancora Yiddish è tutto vecchio e lei non lo sopportava più, vuole far parte del futuro. È a Kharkiv da più di due mesi, entusiasta della sua nuova vita: gli autobus sono nuovissimi, i marciapiedi sono affollati da persone eleganti, i cinema pubblicizzano le nuove uscite e ci sono tante librerie. Mancano solo dodici ore alla fine dell’anno e deve andare al dormitorio al cantiere della Fabbrica di trattori dove deve iniziare a lavorare. Olena, la rappresentante sindacale, accoglie lei e altre reclute e l’accompagna alla sua camerata che dovrà dividere con altre dodici donne. Disfatti i bagagli, va a prendere le tessere per il razionamento ed è già ora di cena. La carne servita su piatti di latta graffiati è sfilacciosa ma la ragazza è troppo in imbarazzo per provare a togliere quei filamenti dai denti. Più tardi, spente le luci, non può leggere prima di dormire come d’abitudine. Al mattino, dopo una misera colazione e aver atteso il suo turno alla latrina, raggiunge la sua squadra, incaricata di costruire i trattori di Kharkiv, orgoglio della potenza industriale sovietica…

L’autore, un giornalista ucraino che lavora come corrispondente estero per il “Wall Street Journal”, scrive il suo primo romanzo liberamente ispirato alla vita della nonna e descrive l’Ucraina sotto il dominio sovietico. La storia inizia nel 1930 per finire nel 1953 durante il governo di Stalin e racconta la grande fame (la famigerata Holodomor, che in ucraino significa “infliggere la morte mediante la fame”), che fece milioni di morti a causa delle politiche sovietiche che prevedevano la confisca dei raccolti dei contadini lasciati morire d’inedia, degli episodi di cannibalismo e della narrazione voluta da Mosca che negava la realtà e che ha tenuto per questo all’oscuro il mondo di ciò che avveniva in quelle terre. La storia fa da sfondo alle vicissitudini della protagonista in questo romanzo che aiuta il lettore a comprendere la situazione dell’Ucraina odierna e le radici profonde della guerra con la Russia. Sembra infatti impossibile leggere il corposo romanzo senza far riferimento alle vicende attuali.