Una nappina gialla e blu del cappello del diploma, un sacchetto di popcorn vuoto, un elastico per capelli ormai slargato, un biglietto vincente della lotteria. Oggetti apparentemente comuni, privi di significato per chiunque, tranne che per Stevie. Quando non riesce a prendere sonno, lì nella sua stanza, nel cuore della notte, le basta aprire quella scatola per ripercorrere le tappe della sua storia con Nora. Nora Martin. Il suo porto sicuro. La boccata d’aria che le ridà vita quando tutto — i genitori, le amiche di sempre, Savannah e Rory — le si stringe addosso come una morsa. Nessuno sa che Nora e Stevie intrecciano una relazione da ormai due anni e che, con la fine della scuola e la conquista del diploma, sono pronte a rifarsi una vita in California, lasciandosi alle spalle Wyatt, la cittadina conservatrice e ultracattolica dove sono nate e cresciute. “Vuoi startene al sicuro per tutta la vita oppure sei disposta a correre qualche rischio, ogni tanto?” le grida Nora un pomeriggio, nel folto dei boschi, ai confini degli allevamenti di famiglia. Stevie è pronta a correrlo quel rischio. Gli occhi di Nora dall’altra parte del sentiero, il battito del cuore, il tronco sospeso sul burrone, il fiato corto e la vertigine: il rischio di cadere e, insieme, quello di cambiare. Ma il destino, si sa, ha sempre piani diversi da quelli che immaginiamo. Stevie si risveglia in un’asettica stanza d’ospedale, il tempo scandito dai bip cadenzati delle apparecchiature mediche, una mano nella sua: quella di sua madre Mary. Amnesia retrograda è la diagnosi: gli ultimi due anni non esistono più per Stevie, non li ha mai vissuti. E con essi anche il ricordo di Nora, la ragazza bionda che non riconosce e che viene a trovarla quotidianamente, si è dissolto nell’aria come un nebuloso sbuffo di fumo. Destreggiandosi tra una ritrovata quotidianità e quello che gli altri le raccontano essere stata la sua vita fino ad allora, Stevie cerca di rimettere insieme i pezzi di un mondo che, nonostante le sia appartenuto, a stento riconosce come suo…

Non dimenticarmi è un Se mi lasci ti cancello 2.0 (Eternal Sunshine of the Spotless Mind, 2004, regia di Michel Gondry, starring Jim Carrey e Kate Winslet), adattato alla sensibilità e alle inquietudini della Generazione Z. Certo, la scelta di Joel e Clementine di cancellare i propri ricordi per sfuggire al dolore della memoria è volontaria, ma l’eco dell’opera di Michel Gondry è fortissimo: entrambi raccontano la lotta alla cancellazione del ricordo e la potenza dei legami affettivi più autentici. Alyson Derrick, autrice americana di romanzi YA, conferma ancora una volta la sua piena padronanza del genere. Si muove con naturalezza nella rappresentazione delle emozioni adolescenziali e delle loro sfumature identitarie, facendo sì che l’attenzione al mondo queer e alle storie LGBTQ+ arricchisca ulteriormente il panorama letterario, dando vita a scenari narrativi ancora inesplorati. Tuttavia, per quanto le tematiche trattate siano attuali e capaci di scuotere anche le coscienze più assopite, non sempre riescono a produrre l’effetto sorprendente che ci si aspetterebbe. I personaggi secondari, che fanno solo da sfondo in una vicenda che dovrebbe vederli coinvolti molto di più, e la fragilità dei dialoghi contribuiscono alla debolezza di un romanzo promettente che risulta, in molti dei suoi aspetti più interessanti, pressoché inesplorato. A poco serve il tormento interiore di Stevie, se resta fine a sé stesso, intrappolato tra le quattro mura della sua stanza, senza riuscire a raggiungere davvero gli altri personaggi della storia o, ancora di più, il lettore. Se da una parte Derrick strizza l’occhio a temi come l’identità di genere, la consapevolezza di sé stessi e l’inclusività, dall’altra si affida a un modello già ampiamente sperimentato. Aiuta il tono il colloquiale, uno stile senza fronzoli che parla direttamente al cuore di chi legge e che può, senza alcun dubbio, conquistare, se non l’ha già fatto, una buona fetta di giovani appassionati, affascinati dal genere young adults. È, nonostante qualche perplessità narrativa, una prova soddisfacente per un’autrice naturalmente portata, anche per la sua storia personale, a narrare storie dalle tematiche così incisive con una disarmante semplicità.