3 pubblicitarie. 10 racconti. I menù. Riso e lacrime q.b. puntualizza il lungo sottotitolo del libro, che la dice tutta, o quasi, sul contenuto di questa insolita opera prima “impastata” a sei mani. Una raccolta di storie fatta di ingredienti semplici “servita” in una veste ironica e “saporita” e impostata proprio come un menù, dalla Lista dei Vini fino al digestivo. Storie che passano per il cuore e per la gola. Tra le altre: un uomo ricorda la nonna appena morta attraverso le sue doti di cuoca ed i suoi irripetibili Tortelli di Zucca, il sacrificio di un povero coniglio di campagna consente alla signora Antonia la preparazione di una cena sublime, lo chef protagonista di un particolare reality culinario lascia al pubblico le sue ricette in eredità, tra le quali quella del nocino. Da segnalare, in appendice, la possibilità di ricreare ai propri fornelli le atmosfere culinarie appena lette attraverso le ricette raccontate dai protagonisti...
Un nuovo modo di presentare ricette o un taglio originale per narrare storie? Comunque sia le autrici, pubblicitarie per professione e cuoche per passione, affrontano con mano esperta una materia di gran voga in questi ultimi tempi: la gastronomia. Scordatevi i chiassosi pasticci propinati dalla televisione o, peggio, l’austero approccio di ingessati gourmet: qui si rende omaggio ad odori e sapori in quanto fonti di stimoli esistenziali. La cucina si trasforma in un luogo dell’anima dove tra un soffritto e un bollito si impastano le gioie e le miserie della vita.“Ormai ci siamo abituati a mangiare senza ragionare, seguendo il puro istinto dello stomaco”, scrivono le autrici. E - aggiungiamo noi - recuperare il sapore dei cibi significa anche imparare a gustare la realtà delle cose assaporandola invece di fagocitarla.
Un nuovo modo di presentare ricette o un taglio originale per narrare storie? Comunque sia le autrici, pubblicitarie per professione e cuoche per passione, affrontano con mano esperta una materia di gran voga in questi ultimi tempi: la gastronomia. Scordatevi i chiassosi pasticci propinati dalla televisione o, peggio, l’austero approccio di ingessati gourmet: qui si rende omaggio ad odori e sapori in quanto fonti di stimoli esistenziali. La cucina si trasforma in un luogo dell’anima dove tra un soffritto e un bollito si impastano le gioie e le miserie della vita.“Ormai ci siamo abituati a mangiare senza ragionare, seguendo il puro istinto dello stomaco”, scrivono le autrici. E - aggiungiamo noi - recuperare il sapore dei cibi significa anche imparare a gustare la realtà delle cose assaporandola invece di fagocitarla.