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Non fare domande

Non fare domande

Nella sua vita precedente non c’era più spazio, o per lo meno non era più sufficiente per lei. Ora, invece, nella nuova esistenza che l’aspetta in quella meravigliosa località del Devon nella quale hanno deciso di trasferirsi, vuole essere circondata dal maggior spazio possibile: case, parole e persone. Non vede l’ora di presentarsi ai nuovi vicini di casa dicendo “Mi chiamo Justine Merrison e non faccio Niente. Con la N maiuscola”. Non vuole più parlare del lavoro che svolgeva e non ha intenzione di dare alcun peso alle piccole incombenze quotidiane. Quello che desidera maggiormente è conquistare uno stato di totale inattività. Justine, suo marito Alex e la figlia Ellen hanno deciso di trasferirsi. Lei lavorava per la TV, ma ha abbandonato tutto; suo marito è un cantante di opera lirica e in genere sta via una settimana su tre e, spesso, per lui “casa” è il luogo in cui c’è la prima di un nuovo spettacolo. I primi quattro mesi della nuova vita scorrono tranquilli e rapidi. Justine non si è ancora abituata del tutto alla bellezza del luogo in cui vive. Dalle finestre della camera e della cucina si scorge, in lontananza, l’acqua del Dart che brilla come un diamante. Motoscafi e piccole barche a vela transitano lentamente e sembrano schizzi realizzati su un foglio da una mano infantile. Justine raggiunge la figlia tenendo in mano alcuni fogli sui quali è riportato un albero genealogico insieme alla storia, piuttosto inquietante a dir la verità, di una fantomatica famiglia Ingrey. Quando Justine chiede lumi alla figlia, Ellen - che negli ultimi tempi si è chiusa in se stessa e mostra un comportamento meno solare del solito - la liquida un po’ troppo in fretta, rispondendo che si tratta di un lavoro per la scuola. Justine non ha il tempo di replicare nulla, perché il telefono squilla. La voce all’altro capo del filo è quella di una sconosciuta, che le consiglia piuttosto bruscamente di tornarsene a Muswell Hill, il luogo in cui Justine e la famiglia abitavano prima del trasferimento. Chi si diverte a farle questi scherzi di cattivo gusto? Si tratta certamente di qualcuno che conosce molte cose di lei...

Una ex produttrice televisiva che, stanca del caos londinese, decide di trasferirsi con il resto della famiglia - un marito cantante d’opera, spesso lontano per lavoro, e una figlia adolescente - in una località incantata del Devon, alla ricerca della pace e della calma. Quattro mesi idilliaci e poi la promessa di un nuovo inizio spezzata da situazioni inquietanti e da telefonate anonime piuttosto minacciose, alle quali si affianca un atteggiamento sempre più sfuggente da parte della figlia della protagonista. Sophie Hannah - scrittrice e poetessa inglese i cui romanzi sono regolarmente tradotti in sedici paesi - offre ai lettori un thriller psicologico in cui la parola chiave è menzogna. C’è, all’interno della narrazione, chi mente per paura di affrontare le proprie responsabilità; c’è chi lo fa per cercare riparo dal proprio dolore; chi cerca un’ancora per non affondare nella propria solitudine e chi, infine, mente per non ferire le persone che ama. Qualunque sia la ragione, le bugie diventano il motore che muove una vicenda molto articolata, nella quale si intrecciano diverse situazioni che vengono chiarite soltanto all’ultima pagina del romanzo. Una storia torbida, alla quale si affianca lo strano racconto che la giovane figlia della protagonista sta scrivendo, una vicenda ricca di elementi troppo macabri e singolari per essere unicamente frutto dell’immaginazione della ragazza. Quel che ne deriva è una trama piuttosto complessa che, in alcuni momenti, può spiazzare il lettore, che deve raccapezzarsi tra una molteplicità di eventi in alcuni punti apparentemente slegati tra loro. È pur vero che alla fine tutti i nodi vengono al pettine, ogni aspetto della vicenda si connette agli altri e il fattore psicologico - la riflessione sul rapporto tra realtà e finzione; le rovinose conseguenze di certi strappi dell’anima che si preferisce celare - diventa l’aspetto più interessante del romanzo, finendo quindi per considerare i punti deboli della trama irrilevanti peccati veniali.