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Non farlo

nonfarlo

Il suo scopo nella vita è uno solo: viaggiare sempre. Cambiare vita ogni mese. Rubare quel che occorre per godersela da nababbo in una città, adescando una bella e ricca ragazza, fuggire dopo averla anestetizzata con del buon Roipnol, spendere tutto fino all’ultimo centesimo e poi ripartire con un nuovo gruzzolo guadagnato svaligiandole la casa. Duecentosei nazioni al mondo, un mese per ognuna di esse, il viaggio dovrebbe quindi durare all’incirca 17 anni. Considerando che da otto anni porta avanti questo progetto di vita, ne mancano ancora nove da vivere in questo modo. Perché farlo? Ci si chiederà. Molto semplice: per non finire dietro a una scrivania a lavorare dieci ore al giorno, oppure ancora disoccupato a trent’anni, obbligato a vivere con i genitori. Non essere cioè schiavo di una vita ordinaria. In tutti questi anni trascorsi in giro ha visitato musei, ascoltato i più famosi musicisti, fatto l’amore con donne bellissime, ha dormito nei più prestigiosi hotel del pianeta. Finché non ha incontrato Maria, fino a quando non è stato pestato a sangue. Da quando, dopo aver sfiorato la morte, gli è successa una cosa incredibile. Nascosto sotto una benda, il suo occhio destro vede nel futuro. Non molto, sessanta minuti. Ma sufficienti a capire cosa succederà in situazioni di pericolo, ma non abbastanza per comprendere di essere parte di un misterioso meccanismo che ha a che fare con la salvezza del mondo intero o, almeno, buona parte di esso…

Gli individui si dividono sostanzialmente in due categorie. Entrambe affrontano la vita, che somiglia a una partita a Tetris, ma in modo diverso: la prima categoria, della quale fa parte la stragrande maggioranza della popolazione, affronta i pezzi che scendono uno alla volta, cercando di risolvere le righe passo a passo, per semplificare il più possibile le cose. La seconda, fatta di pochi e folli individui, cerca costantemente e ostinatamente la partita perfetta, accumulando pezzi e cercando la combinazione vincente, l’unica possibile che risolverebbe in un colpo solo l’intera partita in modo strabiliante. Questa è una categoria fatta di gente che aspetta tutta la vita quell’unico pezzo che da solo stravolgerebbe l’intero mondo. Un pezzo che, ovviamente, non arriva mai. Non farlo è, in questo senso, un romanzo ammonitore. Meglio non osare, meglio non toccare quel pulsante, meglio non aprire quella porta. Sono indicazioni che però, chi fa parte della seconda categoria, non ascolterà mai. Anzi, proprio per il gusto di disobbedire, sicuramente farà il contrario. Certo, il breve romanzo di Alex Roggero, di cui poco si sa se non che è nato a Milano nel 1987 e che i suoi autori di riferimento sono Chuck Palahniuk, Irvine Welsh e Charles Bukowski - in verità si faticano a ritrovare dentro questa storia - somiglia a un viaggio nel buio durante il quale ci si chiede costantemente dove si andrà a finire. Un viaggio nel tempo, più che nello spazio, durante il quale il protagonista cerca costantemente di cambiare le proprie sorti, combattendo contro questa dimensione che rifiuta. Forse, si converrà alla fine, la parte più eroica dell’uomo potrebbe essere quella di giocare con la sorte, affidando la propria vita a una monetina, a una delle due facce di una stessa medaglia.