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Non ho molto tempo

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È il 17 luglio 2014 il giorno in cui Grazia conosce Ezio, caro amico di Stefano - inviato RAI a Londra e scrittore di gialli - che con la moglie Franca si trova a Cesenatico per una serata dedicata a un libro da lui scritto e ambientato in quella località di mare. Grazia si è data appuntamento con l’amico al Bagno Maré per l’aperitivo e, quando lo raggiunge, Stefano è in compagnia di Ezio. Sono appollaiati su due sgabelli davanti a due boccali di birra. Contro il bordo del tavolino c’è un bastone perché, seppure a fatica, Ezio riesce ancora a reggersi sulle lunghe gambe magre. Grazia non sa molto di Ezio Bosso, se non che è malato dal 2011 ed è sopravvissuto ad un intervento al cervello. Quindi per lui, musicista e compositore, non è stato facile tornare a fare musica. Già alla prima occhiata Grazia capisce di trovarsi di fronte ad una persona capace di creare un’immediata complicità con gli altri e si rende conto, dagli sguardi divertiti dell’uomo, che ama ricorrere ad un’amabile strafottenza per approcciare gli altri. Sono sufficienti poche ore di conversazione per capire che l’uomo è un vero professionista del gioco della seduzione e Grazia realizza che, se non sta attenta, farà la fine delle altre. Sì, perché non c’è donna che, sentendo parlare o suonare Bosso, non ne rimanga irrimediabilmente attratta. La sera del 18 luglio, in piazza Costa a Cesenatico, seduta in prima fila, assiste ad un concerto del pianista e, ascoltando le sue composizioni e guardandolo mentre muove le mani e soffia sul ciuffo nero dei capelli, nota che, come lei, tutto il pubblico assiste impietrito e stupito alla performance. Quel che meraviglia chi lo sta guardando non è solo la forza della sua musica, ma anche l’energia che trasuda da quel corpo così teso e fragile. La musica è lo strumento di cui Ezio si serve per flirtare con la morte e per provare a depistarla…

Mani che volteggiano nell’aria quasi fossero ali. Dita che pigiano sui tasti la fame di vita e d’amore con coraggio e ostinazione, fino a sanguinare. Un carattere impetuoso, che rifugge la mediocrità e si nutre di discussioni, quelle che alimentano ogni gesto e ogni legame. Discussioni che raccontano lo sforzo di comunicare quello che ogni vita racchiude e, soprattutto, il duello all’ultimo sangue tra la morte e la vita di un uomo perfettamente consapevole di non avere più molto tempo. Grazia Verasani - penna incisiva e diretta che sa regalare ai lettori romanzi profondi, in cui si raccontano la solitudine, la fragilità e il disincanto di personaggi capaci di entrare nel cuore di ognuno – racconta questa volta una se stessa ancora più intima e lo fa imprimendo sulla carta le istantanee di un legame forte, fatto di scambi, confronti, sfide, litigate, riappacificazioni, intimità. Il ritratto di Ezio Bosso - compositore, pianista e direttore d’orchestra, colpito da una sindrome autoimmune neuropatica che ne ha pian piano compromesso l’autonomia, fino a condurlo alla morte, il 14 maggio 2020 - che la Verasani offre al lettore è quello di un uomo magnetico e tormentato; una figura conscia del proprio carisma e completamente votata alla musica; l’animo un po’ tirannico e un po’ folletto di una persona, e non un personaggio, consapevole del proprio talento; un idealista appassionato che ha cercato fino alla fine di affermare la vita e di godere del tempo che gli è stato concesso prendendolo a morsi e a spintoni. È un’amicizia intensa e burrascosa quella che si respira tra le pagine di questo memoir. È la lucida cronaca dell’incontro tra due figure appassionate che si sono riconosciute al primo sguardo e si sono prese per mano, per sorreggersi a vicenda. È il racconto duro ma necessario del complesso legame tra un’anima impegnata a vivere fino in fondo ogni attimo - salvo sparire, in completa solitudine, nelle buie stanze della malattia - e un cuore colmo di gratitudine per il tempo condiviso, un cuore sicuramente crepato, ma in grado di trovare nuovi germogli di vita anche nell’assenza.