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Non ridere della vita sessuale degli altri

Non ridere della vita sessuale degli altri

Isogai sta aspettando l’autobus e, siccome fa freddo, si tira la sciarpa fin sul mento. È la sciarpa rossa di lana ruvida che gli ha regalato Yuri due anni prima per il suo compleanno. Chissà dove sarà adesso Yuri e cosa starà facendo? Ormai è da un bel po’ che non si sentono e non si scambiano neppure brevi messaggi. Eppure quando tutto era iniziato sembrava che nulla avrebbe potuto scalfire i loro sentimenti reciproci, o meglio questo era ciò che credeva. Si erano incontrati all’istituto di Arti visive dove Yuri, allora trentanovenne, teneva il corso di Disegno II e Isogai, di vent’anni più giovane, era un suo allievo. Tutti adoravano Yuri per il suo stile di insegnamento a dir poco eccentrico: dispensava elogi per ogni disegno realizzato, non criticava mai e, soprattutto, in aula non vigeva nessuna disciplina. Sembrava quasi una compagna di classe e non una docente. Per questo motivo Yuri era stata invitata a una festicciola organizzata da alcuni studenti e proprio in quell’occasione si era avvicinata a Isogai, confidandogli che le piacevano la linea delle sue spalle, la forma dei suoi gomiti e la punta delle sue dita. Non molto tempo dopo Yuri aveva chiesto a Isogai il favore di farle da modello per una serie di ritratti...

Di primo acchito il titolo di questo romanzo potrebbe sembrare un po’ fuorviante. Infatti ci si aspetterebbe un susseguirsi di situazioni in cui i rapporti sessuali la fanno da padrone, ma in realtà l’atto fisico vero e proprio viene citato poche volte e descritto in modo asciutto, calato nella normalità quotidiana. Forse proprio da qui si può dare una seconda interpretazione al titolo, ovvero che l’amore e le “belle parole” per essere vissute pienamente devono possedere una loro corporeità. La frase “Non ridere della vita sessuale degli altri” assumerebbe quindi il significato più ampio di invito a non ergersi a giudici dei sentimenti altrui. Ed è proprio l’assenza di giudizio la caratteristica della narrazione, che si propone di presentare una storia clandestina in maniera neutra, riservando spazio sia per il vissuto maschile sia per quello femminile. Benché il racconto si sviluppi tramite la voce di Isogai, infatti, in ogni pagina è possibile assistere all’evoluzione del rapporto tra i due protagonisti da spettatore esterno. Se a questo si aggiunge lo stile di scrittura secco, diretto, che non indugia in descrizioni, il romanzo diventa in un qualche modo atemporale e impersonale, nel senso che ognuno vi può trovare punti di contatto con la propria storia vissuta. La fatica e la speranza posti in un reciproco equilibrio instabile all’interno di ciò che viene chiamato amore trovano spazio anche nel breve racconto che chiude il volume, che ci ricorda ancora una volta che i sentimenti hanno una loro fisicità con cui fare i conti, così come tutto il resto che ci circonda.