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Non rinnegare il cuore

Non rinnegare il cuore

Non si può dire che la vita di Ernest Hemingway sia stata semplice. A dimostrarlo sono la perdita del suo primo amore, la cecità da un occhio, la Prima guerra mondiale e ben due incidenti aerei. Questo ha sicuramente forgiato quella dura corazza per cui è poi diventato celebre. Eppure, lui è il motore della sua stessa vita. Nato in una famiglia che gli impone un’educazione rigida, il piccolo Hemingway sa che la sua strada è ben più lontana. A diciotto anni va a combattere al fronte in Italia come volontario e, da questa esperienza, nasce Addio alle armi, nella cui prefazione spiega come la guerra sia un atto orribile che combattono, però, le persone migliori: quelle che credono in qualcosa. Forse il segreto per sopravvivere a una vita difficile è proprio questo: amarla, più di quanto la si teme... A Mosca, in via Bol'šaja Sadovaja 10, si legge sulle scale “Non abbiate paura di niente”. E nella Russia stalinista, è tutto ciò che scrittori come Michail Bulgakov si ripetono. È proprio al civico n. 10 che egli scrive il suo romanzo Il Maestro e Margherita il quale, per la tremenda censura imposta dal regime sovietico, non vede la luce fino alla morte dell’autore. La sua casa a Mosca è oggi un simbolo dell’ideologia con la quale ha vissuto: il libero pensiero. Nel suo capolavoro Bulgakov scrive “I manoscritti non bruciano” ed è questo che vuole dirci: nessuno potrà mai imprigionare una mente libera… Emily Dickinson vive ad Amherst, nel New England. La sua casa è immersa nel verde degli alberi e quasi non la si vede dal cancello d’ingresso, a causa delle piante che popolano il giardino. Tutti quei fiori lasciano pensare che lì viva una creatura fatata, lontana dai pensieri della gente comune. L’idea non è poi così lontana dalla realtà. Emily Dickinson preferisce di gran lunga dialogare con i bambini che con gli adulti, riconoscendo in loro una fantasia ben più spiccata. L’opera poetica dell’autrice lascia trasparire tutta la meraviglia con cui osserva il mondo e le piccole cose, facendo pensare che una singola goccia d’acqua può far tremare l’oceano e trasformarlo. Questo le costerà per molto tempo gli appellativi di ‘strana’ e ‘depressa’…

Guendalina Middei è la creator romana conosciuta sui social come Professor X. Dopo la laurea in Lettere e un master in Giornalismo culturale, si è dedicata alla didattica, non solo nelle scuole, ma anche attraverso i suoi profili social. Dopo il grande successo di Sopravvivere al lunedì mattina con Lolita, in Non rinnegare il cuore vuole spiegare ai lettori come alcuni tra i più importanti autori e autrici avessero qualcosa nel cuore, un obiettivo, che li ha guidati a diventare ciò che sono stati. Come è successo a lei stessa, sottolinea un po’ arditamente, descrivendosi come una bambina che si sentiva diversa dai coetanei perché affascinata dai libri, dalla lettura e da mondi immaginari. Forse prima di tutto va svelato un mistero: non ogni bambino introverso e con una grande fantasia è destinato a diventare un genio incompreso, uno scrittore o una star dei social. Il concetto di predestinazione cozza un po’ con quello che Middei vuole trasmettere nel libro. I capitoli sono sette, ciascuno dedicato a uno degli autori che decide di prendere in esame: Ernest Hemingway, Inseguire i sogni, Michail Bulgakov, Civico numero 10: i manoscritti non bruciano, Emily Dickinson, C’era una volta…, Mahmud Darwish, Perché la Palestina, Vincent Van Gogh, L’insostenibile leggerezza di un’anima, Grazia Deledda, La forza di una donna e Italo Calvino, Storia di una lunga antipatia. In ciascuno, Middei spiega che cosa le abbiano trasmesso e insegnato questi titani della letteratura mondiale. La ricerca non va molto a fondo, limitandosi a ciò per cui ciascuno di essi è diventato un simbolo, un’icona. Quindi Hemingway è un uomo duro che non teme la morte, Dickinson è l’elegante donna che ama la vita ai margini, Van Gogh è il ‘non sentirsi all’altezza’, Calvino è l’autore rivoluzionario e lungimirante e Grazia Deledda è la donna forte che ha voluto scrivere di altre donne, altrettanto forti. I cliché sono molti e la retorica si respira a ogni pagina, ma ciò che spicca in negativo, purtroppo, è proprio un grande errore nella vita di Grazia Deledda, nata a Nuoro: luogo a cui l’autrice attribuisce il profumo del mare. Deledda deve aver avuto un gran fiuto per sentire il profumo di salsedine a una cinquantina di chilometri di distanza dalla costa. L’errore è stato ripreso e dileggiato da tutti i media, e non sarebbe dovuto sfuggire né all’autrice né all’editor del volume. Forse, per leggere approfondimenti e analisi sui grandi autori del passato, rimane pratica più consigliabile e prudente rivolgersi alla critica letteraria tradizionale che, quantomeno, parte da una buona base di informazione, ricerca ed editing.