Roma, ultimo giorno di luglio. Eva sarebbe dovuta andare insieme al compagno, a quel concerto nel parco. Ma alla fine hanno litigato e lui è rimasto a casa. Un litigio stupido, nato dal fatto che lei ha perso un documento di lavoro di lui. In realtà, non proprio perso. Semplicemente, non ricordava dove l’avesse messo. Gli ultimi sei mesi sono stati difficili per Eva: sono morti i suoi genitori e la sua mente continua a commettere errori. E una dimenticanza, quindi, ci sta. E ora eccola lì, da sola, sedersi nella fila dietro un uomo dai capelli scuri, un po’ lunghi sulle basette. Indossa un paio di pantaloni con le tasche, da anziano, e porta una cintura di cuoio a reggerli. Ha l’espressione del viso da ragazzino e il fisico da vecchio. Eva per un attimo è confusa, poi smette di farci caso e si accomoda su una delle sedie di legno disposte sul prato davanti al Tempietto di Villa Sciarra. È talmente immersa nei suoi pensieri, che impiega un po’ di tempo a capire che quell’uomo così singolare le sta parlando. Le ha appena consigliato di non innamorarsi degli amanti. Eva rimane un attimo senza parole, poi si convince si tratti di uno scherzo, di dubbio gusto. Ma l’uomo – le maniche della camicia arrotolate, gli avambracci a vista e un incisivo più corto degli altri – non ha finito. Si accende una sigaretta e, dopo averle ricordato che non è fatta della stessa sostanza dei martiri, le offre un tiro. In qualsiasi altro momento Eva avrebbe rifiutato, ma questa sera il suo animo è arrugginito da troppe lacrime e si sente una miracolata solo per il fatto di essere ancora viva. Allora, quando l’uomo le infila la sigaretta tra le labbra, lei fa un tiro e il fumo la invade: prima la gola, poi i polmoni e infine il corpo intero. Quel sapore forte di catrame e zolfo la riempie ed Eva capisce che quell’incontro sarà destinato a lasciare il segno. A concerto concluso Eva nota lo Sconosciuto intrattenersi a parlare con un violinista e il suo sguardo resta catturato dalla particolare acconciatura dell’uomo: i capelli, piuttosto corti, si allungano dietro in una specie di codino che a Eva fa pensare a una donnola. Quando lo strano personaggio sta per voltarsi verso di lei, Eva scatta indietro: non vuole farsi beccare mentre lo spia. E poi sono le otto passate ed è bene che lei torni a casa…

Eva Marsili – protagonista dell’ultimo romanzo di Anna Dalton, poliedrica autrice di origine irlandese e residente a Roma – fa la traduttrice e si sta occupando de Il Conte di Montecristo, ma non è concentrata, fatica a focalizzare la propria attenzione sul lavoro da eseguire. Non è serena, il desiderio totalizzante dell’amore la distrae e la spinge a cercare questo sentimento nelle persone sbagliate, che non sono in grado di soddisfare la sua arsura. Quando si è tormentati e si ha l’animo crepato, si è alla ricerca continua di un appiglio, di un faro, di una guida. Ed Eva è convinta di averlo trovato in quello strano uomo dietro al quale si siede una sera d’estate, al Tempietto di Villa Sciarra, dove si è recata per assistere a un concerto. Eva non ha dubbi: quell’uomo è il suo Angelo ed è lì solo per lei. L’Angelo la ascolta, la sprona, le indica la via, la sorregge, le suggerisce di cercare risposte e conforto nella poesia. La esorta anche a non innamorarsi degli amanti, ma questo consiglio Eva non riesce ad ascoltarlo né a rispettarlo. E pagherà le conseguenze? Anna Dalton dà vita a un personaggio coraggioso e verosimile, disposto a percorrere a ogni costo il tortuoso cammino che conduce alla cura verso sé, alla consapevolezza del proprio corpo, della propria anima e della propria interiorità. E quello di Eva è un cammino reale, condivisibile dal lettore che ritrova in lei dolori e ferite universali e vere. Quando un personaggio di carta suscita empatia nel lettore, allora è un personaggio riuscito. Ed Eva Marsili lo è. Dalton confeziona un romanzo d’amore piuttosto originale, senza alcuna sdolcinatura, ma feroce e coinvolgente, che racconta con accuratezza la forza del desiderio e la disperazione dell’inganno, mostra le conseguenze di un sentimento tanto intenso quanto complesso che vale comunque la pena cercare e vivere appieno, ne rivela con acume i tormenti e la magia.