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Nonostante - Diari dalle terre di conflitto in Medio Oriente

Nonostante - Diari dalle terre di conflitto in Medio Oriente

Nonostante sia un luogo specifico spesso delimitato dalle quattro pareti, il teatro è un viaggio in un altro luogo, un luogo altro; nonostante si concentri intorno a una scena, è sempre di un altrove che parla il teatro. E di un altrove, forse di un altroqui, che c’è bisogno nei luoghi disastrati dalle guerre, dal colonialismo, dalla violenza pervasiva annidata in ogni angolo. C’è bisogno di un luogo di sospensione, di una pausa narrativa che metta fra parentesi la realtà, spazzi via la polvere, lasci un respiro di silenzio così che possa emergere, fiore nel deserto, la bellezza, la ragione del vivere. Così come di un altrove c’è bisogno qui da noi, nel mondo opulento dello spreco, che la ragione del vivere ha confuso e perduto come una delle tante replicabili e sostituibili comodità. Forse c’è bisogno di un altrolì. Di andare a vedere l’altro lato della medaglia, il corrispettivo del nostro benessere, a un passo da noi, a un salto sopra il Mediterraneo. C’è bisogno che il teatro ci porti - non tanto agli occhi quanto sulla pelle, come il teatro sa fare - quelle storie che vogliamo dimenticare, che non vogliamo vedere, quel fastidio di guerra che turba la pace dei nostri aperitivi, ma che di essi forse sono il costo, perché noi quelle guerre produciamo e riproduciamo: Iraq, Siria, Kurdistan, Palestina, Egitto…

Annet Henneman porta il teatro in quei posti dove meno spazio per esso sembra esserci. E portandolo lì, in realtà lo riporta a casa, laddove il teatro non è più intrattenimento, divertimento o commozione, ma è, come dice in prefazione Moni Ovadia, “rivelazione delle più intime ed estreme verità umane”. Nello spazio sospeso del teatro, la vittima della violenza, della guerra per interesse, della condizione storico-sociale, tocca nuovamente il senso della sua presenza. E qui, quando dopo il magistero pedagogico dell’autrice, le vittime di guerra divengono attori e viaggiano nell’occidente progredito a raccontare le loro vite, il teatro si fa alta testimonianza, racconto della guerra al di là della cronaca, riconsegnando agli spettatori la possibilità di crearsi una coscienza critica ed empatica. Riattingendo anch’essi alla sostanza eterna dell’essere umano, ormai anestetizzata da strati di cultura da consumo e falsa coscienza. Qui Annet Henneman raccoglie i suoi diari, le sue annotazioni prese calcando quelle terre (appunto, Palestina, Kurdistan, Iraq, Egitto, Siria) e calandosi nella vita quotidiana, entrando nelle profondità delle relazioni umane durature, scalfendo molto al di là della superficie cui di solito si ferma l’esperienza di un reporter. Henneman, pedagogista teatrale olandese impiantata in Italia, con il suo lavoro del Teatro di Nascosto compie un’opera di altissima umanità, una forma catartica di reportage.