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Nonostante tutte

Nonostante tutte

Nina vive in campagna e gioca molto spesso da sola. Finge di covare le uova e ha come compagni di giochi coniglietti, carote, noci, scoiattoli e farfalle. Sono i ritmi della natura a scandire il suo tempo. La vita in famiglia è silenziosa, pochi i gesti e le parole di affetto. Le amicizie con altre bambine verranno dopo, a scuola. Non navigano nell’oro, ma per quei tempi del dopoguerra ci si accontenta. La vendita delle uova e della frutta le permette anche di comperare marmellata e cioccolata ogni tanto. Nina a scuola, nella pluriclasse, fa fatica a stare ferma, sono lunghe le ore di attesa prima che suoni la campanella e lei possa tornare a correre felice. È la più brava, anche se la maestra non apprezza la sua grafia e con aria stizzita la riprende ogni volta per umiliarla. Nina è una bambina timida e riservata, ancora chiusa nel suo mondo personale di giochi e amici immaginari, questo le dà serenità. Quando arriva il giorno della trebbiatura è come una festa in campagna, tutti che lavorano e le donne preparano da mangiare. Nina va nella stalla come sempre e lì scorge un uomo seduto sulla seggiola che suo zio adopera per mungere. La chiama e la invita a sedersi sulle sue ginocchia, le parla con dolcezza e le promette caramelle, mentre con le mani fruga sotto la sua vestina. Nina non vuole essere stretta così forte, è sola e ha paura. D’un tratto esclama: “Lasciami andare o ti faccio la pipì addosso”. Lui indeciso allenta la presa e Nina sguscia via veloce, corre e piange. A chi lo potrà raccontare? Chi le crederà? È in quei momenti che desidera sopra ogni cosa di sentire solo il silenzio della natura e farne parte, solo così sente di poter trovare la pace e magari un domani, la saggezza....

Nonostante tutte di Filippo Maria Battaglia è il primo volume della nuova collana di Einaudi, Unici, curata dall’editor di narrativa italiana Dalia Oggero. La protagonista immaginaria è Nina, che racchiude in sé, come tessere di un mosaico, le testimonianze di 119 donne. Sono tutte diverse e costituiscono con i loro diari, lettere, cose private la trama del romanzo, che insieme raccontano una vita. Sono donne normali, non famose o con l’ambizione di veder pubblicato il loro scritto. Donne che hanno l’esigenza personale di veder affidati alla pagina i propri pensieri, spinte dall’urgenza di comunicare. Grandi sono state per l’autore la responsabilità e l’emozione di toccare con mano e leggere le memorie dell’Archivio Diaristico Nazionale di Pieve Santo Stefano in Toscana. Lungo è stato il lavoro di scrematura per arrivare alle centodiciannove protagoniste del Novecento che danno corpo e voce a Nina. Queste vite nonostante tutto sono andate avanti: sofferenza, incomprensione, violenze e successi. La cifra dei diari consultati è prettamente femminile e privata. La storia delle donne ha avuto meno risalto rispetto a quella degli uomini ed è per questo che molte hanno affidato le loro confidenze ai diari. Il romanzo, quindi, vuole dare loro una voce e ne viene fuori anche un profondo ritratto del “secolo breve”. L’idea del romanzo, racconta l’autore, è partita da un libro usato, acquistato a Milano. Conteneva tra le pagine una lettera scritta con una grafia minuta, su un foglio a quadretti. Non è una cosa insolita, in tanti possiamo avere questo tipo di ricordi trovati nei libri, ereditati da genitori o nonni. Per Filippo Maria Battaglia gran parte della letteratura nasce dalla solitudine e lo scopo del romanzo è far riaffiorare delle storie che si sono perse o dimenticate. Il lavoro è stato per sottrazione e grande è stata la perizia nel ricucire i frammenti in un’unica donna, Nina. È palpabile il livello di intimità che si ha con la protagonista del romanzo. Sicuramente non mancano ironia e disincanto nei vari episodi narrati: la valvola del televisore cambiata o il bimbo che dice alla mamma quando sarò grande ti sposerò. Seguiamo Nina per tutto l’arco della sua vita: infanzia, lavoro, matrimonio, maternità, amicizia, impegno civile, vecchiaia e con partecipata emozione la vediamo cambiare. Leggere Nonostante tutte è ricordare le voci di queste donne e dare valore alle loro vite silenziose, che con forza ci ricordano che ogni conquista fatta ha un prezzo. Come dice Nina: “Il corpo è un cimitero di cicatrici, ma non ho rimpianti: ognuna di esse mi ha insegnato una nuova prospettiva da cui considerare il mondo, le cose e le persone intorno a me. In fondo le cicatrici sono ricordi di ferite; a questo devono servirmi le mie, a ricordare”.