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Nord

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Il cadavere di Aslem, padre di Rinda, viene ritrovato in fondo al burrone. Da troppi anni Aslem non veniva più al villaggio, Rinda quasi ne aveva perso il ricordo. La bocca di Aslem non ha più parole da dire, ma custodisce ancora un segreto: durante la veglia, Rinda ci trova dentro un orecchino scintillante. Perché? Dov’è l’altro orecchino e a chi appartiene? Chi è stato questo padre, partito verso il Nord quando ancora ero in fasce e tornato da lì solamente per morire? Mentre scorrono nella testa queste domande, la luna nel cielo si eclissa, le stelle si incastrano nell’orecchino, tutto indica una direzione in cui cercare: “Partirò per il nord” dice Rinda. “La notte si arrestò a quelle parole del tutto inattese”, dice il narratore. Dal Nord nessuno ha mai fatto ritorno, o se lo ha fatto era divorato dalla follia. Là sono i campi in cui cresce l’erba del tempo, là è la stella su cui tutto il cielo è imperniato. Rinda inizia il viaggio, assieme al fido cavallo Belek. Trovare il padre, seguire sulla neve le tracce della sua storia tracciate nelle impronte dei cervi. Eppure, mentre Rinda ripercorre i passi di Aslem i tempi si confondono, le identità si mescolano: Rinda è Aslem, è uguale a suo padre, né è la prosecuzione, o è nel sogno di suo padre che egli muove i suoi passi? Deboli indizi, racconti, versioni diverse delle stesse storie guidano la ricerca di Rinda. Una Volpe Bianca racconta di essere un uomo che sognava di essere una volpe bianca e di essere rimasto incastrato nel suo sogno. Qual è la realtà? La Volpe che lascia tracce sulla neve, o l’uomo che la sogna, o i sogni che la volpe sognata sogna? “Siamo svegli, è un sogno quello davanti ai nostri occhi o è una visione?” Forse una risposta potrà trovarsi nella città di Safali dove ogni anno si danno appuntamento i saggi di tutte le terre del nord e dopo essersi scambiati i nomi coi compagni raccontano storie alla presenza del Sultano della città. La città del Nord è labirintica e insidiosa. Può accadere di esserne portati via nel sonno e risvegliarsi nel buio della grotta del Lupo, in mano a feroci aguzzini, nemici di Aslem, nemici di Rinda. C’è più differenza fra i due? Cosa vogliono questi aguzzini? L’orecchino? A liberarlo sono le donne, le Şahmaran, regine dei serpenti, custodi prime della parola e della scrittura che è stata loro sottratta, fabbricanti di verità assediate dai feroci Merani, vestali combattenti, esercito che rifiuta la verità della spada e accorda il ritmo del cuore al battito della natura. Grazie a loro Rinda potrà trovare Aslem dentro di sé, l’altra metà dell’orecchino che apre la porta del cielo del Nord…

“La verità nasce con lo spuntare del sole. Quando qualcuno si volta verso est al mattino, il sud è alla sua destra e il nord a sinistra. Il sole si alza verso sud e tramonta a ovest. Ma non raggiunge mai il nord, e il nord rimane sempre a sinistra, è freddo e privo di luce. La natura, le cui azioni attraverso le ere sono state dettate non dall’abitudine ma da una decisione netta, deve avere una ragione di cui non siamo al corrente. La vita che comincia a est si riscalda al sud e si addormenta a ovest. Invece il nord è il nulla, il vuoto, il nord è mancino”. È questo il nucleo simbolico che muove la fluviale narrazione di Nord, grande alveo affabulatorio che raccoglie gli affluenti della letteratura orale curda, anatolica, mediorientale, vero epos romanzesco, simile alle quest dei cavalieri medievali, dove le azioni dell’eroe e i personaggi che incontra si iscrivono all’interno di una complessa rete di rimandi cosmologici, naturalistici, misterici. Le epigrafi di ogni capitolo rivelano le fonti di riferimento dell’autore: Le mille e una notte, Mevlana Jalal al-Din Rumi, Ehmedê Xanî, Zoroastro, Gilgamesh, Omar Khayyam, Avicenna. I piani di realtà si confondono, la verità scivola nel sogno, ne esce, forse, ma rimane inalterata, continua a brillare nel cuore dell’orecchino scintillante, unico riferimento certo in un universo di apparenze incerte, di storie mendaci, di trasformazioni continue. Rinda è alla ricerca del padre, ma è anche il padre, è alla ricerca di sé stesso e del padre in sé stesso. Solo l’incontro finale con Loriya e con l’altro orecchino aprirà le porte del cielo del nord, là dove esplode una luce improvvisa. Nord è il primo romanzo scritto da Burhan Sönmez, ed è un capolavoro. Sönmez, da quest’anno presidente del PEN International, scrive in turco, ma è di origini curde. Esordisce tardi alla scrittura, a ben 44 anni, dopo una devastante esperienza carceraria e l’esilio volontario in Inghilterra. Ma è un esordio esplosivo. Una narrazione avvincente, che ha il passo delle grandi epiche e raccoglie tesori di saggezza dall’enorme serbatoio dell’immaginario orale e scritto del Medio Oriente. Una riflessione costante sulla nostra posizione nel cosmo, sull’eventuale afferrabilità della nostra realtà, sul richiamo incessante e inevaso della verità. Tutti gli altri romanzi di Sönmez (altrettanti capolavori: Gli innocenti, Istanbul Istanbul, Labirinto) erano già stati tradotti in italiano, ma non questo suo esordio, che forse ancora più degli altri mostra l’enorme talento di questo scrittore.