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Nostalgia dell’ombra

Nel momento in cui Ramiro riceve il suo nuovo incarico dalle mani poco amichevoli di Damian, ricorda che non è nato sicario prezzolato. La sua predilezione per la violenza, il piacere del sangue e della morte sono arrivate molto più tardi, quando ancora si chiamava Bernando, aveva una famiglia che lo aspettava a casa e non aveva la benchè minima idea di come fosse la vita all’interno di un carcere. Era un uomo come tanti in un Paese, il Messico, tristemente noto per la sua criminalità sanguinaria e la crescita demografica inarrestabile. Uno di quelli che si perdono nella folla, che si arrovellano quotidianamente per arrivare a fine mese e il cui unico diversivo è una birra in un bar. Uno di quelli però che può trasformarsi improvvisamente in un animale spietato se attaccato alle spalle. La nuova vita di Ramiro è fatta di solitudine e morte. Per l’ennesima volta, ad un tavolino di un caffè di Città del Messico, quell’uomo misterioso e di pochissime parole gli consegna tutto quello di cui hai bisogno per fare al meglio il suo lavoro: una foto della vittima prescelta e veloci informazioni sul luogo e l’ora in dovrà porre fine alla sua vita. A fare la differenza stavolta è la natura del “prescelto”: una donna bellissima, forse una manager in carriera, che lavora nella città di Monterrey, che in una vita precedente gli apparteneva. L’unica cosa che sa - e Damian ci tiene a precisarglielo - è che “se lo merita” e toccherà a lui scoprire dalla sua stanza di albergo prenotata il perché di tale decisione…
Scrittore messicano famoso in patria per i suoi racconti realistici di disperati e reietti, Eduardo Antonio Parra confeziona un noir originale e avvincente, soprattutto nella sua puntuale descrizione della trasformazione dolorosa del protagonista da uomo rispettabile a spietato killer; un “sopravvissuto ad un disastro” interiore che scivola attraverso una spirale di violenza in una solitudine totalizzante (e non potrebbe essere altrimenti, a ben guardare). Continui flashback conducono il lettore in un tempo lontano e in una dimensione psicologica diversa e multiforme in cui Bernardo diventa Ramiro senza mai perdere di vista il passato che ha dovuto lasciarsi alle spalle. È evidente che Parra conosce bene il sottobosco criminale che infesta le grandi città messicane, in cui la cronaca non può che essere nera e l’efferatezza avere un carattere quasi abituale. L’universo narrato è cupo e a tratti asfittico, nero nel vero senso della parola, con pochissime incursioni di luce. Questo può ovviamente rendere a volte la lettura poco scorrevole. Ma Nostalgia dell’ombra è consigliato, senza alcun dubbio, agli amanti del genere.