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Notte senza fine

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A Tre Case, un paese sperduto tra le montagne della Liguria e piazzato nel mezzo di una vallata, la famiglia Torres ci va ogni anno in agosto, per quindici giorni. Caricano la 128 come se fosse un mulo e si dirigono nel paesotto in cui, in fondo, c’è tutto ciò che occorre per sopravvivere. La chiesa, la posta, un medico tre volte la settimana e anche un tabaccaio, per chi ha il vizio del fumo. Poi c’è il calzolaio, che all’occorrenza è anche elettricista, nonché marito della tabaccaia e, soprattutto, zio di Vincenzo Torres. I genitori di Vincenzo hanno lasciato Tre Case e si sono trasferiti a Milano da tempo, ma le due settimane di ferie estive sono rigorosamente consacrate al ritorno al paesello dove, tra una chiacchiera e l’altra, ogni tanto salta fuori il nome di Ezio Pagani, l’idraulico, che si è trasferito a Genova da tempo e di cui Vincenzo non serba alcun ricordo. Accade tuttavia che un autunno, per il ponte dei Santi, tornando a Tre Case con i genitori, Vincenzo incontra l’intera famiglia Pagani. Ezio, moglie e figlia, infatti, sono passati a trovare lo zio di cui Vincenzo e genitori sono ospiti. Pagani è un uomo grande e grosso, con le spalle larghe e i capelli quasi bianchi, anche se non è vecchio. La moglie è alta e magra, mentre la figlia Elena è… Elena ha il viso sottile dagli zigomi alti e gli occhi azzurri. Vincenzo rimane incantato da quella ragazzina che, se si esclude la maestra Giusi delle elementari, è il suo primo grande amore. Da quell’incontro, tempo ne è passato parecchio. Vincenzo è cresciuto e, dopo parecchi anni di onorata carriera in polizia, ha aperto un’agenzia investigativa – all’inizio del nuovo millennio – che si barcamena, tra alti e bassi. Ed è in agenzia che si presenta Elena, capelli sciolti sulle spalle e rughe sottili intorno agli occhi. È un avvocato, ora. Ha deciso di assumere la difesa di Vittorio Scafati, una conoscenza comune, e le serve l’aiuto di Vincenzo…

Spaccio, omicidi cruenti, malavita che si muove senza scrupoli tra droga e combattimenti illegali tra cani. Quella che Antonio Zamberletti racconta, in un noir che rispetta tutte le regole del genere cui appartiene, è una Milano ad alto tasso di densità criminale; è la foto del nord Italia negli anni Ottanta del secolo scorso, periodo in cui a mettere le mani nel torbido si ha la certezza di scoperchiare vasi di Pandora straripanti marciume e fango. Un ex poliziotto e il suo fratello di sangue sono i protagonisti principali di una vicenda che racconta la realtà di chi ha visto tutto e non teme più alcunché; di chi tenta di combattere la meschinità di uomini senza scrupoli e di riportare alla luce una verità troppo spesso nascosta dietro vagonate di violenza e ferocia. Figure interessanti quelle di Vincenzo Torres e Ivano Falco: personaggi verosimili e alla ricerca di quelle anime perdute per le quali risulta difficile prospettare una redenzione, ma che vanno comunque individuate e agguantate al termine di quella “notte senza fine” di cui recita il titolo e nella quale la verità aspetta di essere rivelata. Una lettura avvincente, che si arricchisce di una scrittura evocativa e a tratti lirica. Unico difetto, a cercare la nota stonata, è la mancanza, qua e là, di coesione temporale tra alcuni episodi, che necessitano di una rilettura per essere ben inquadrati nel contesto. Si tratta però di un peccato veniale, che non inficia né la qualità della struttura narrativa né il contenuto.