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Notturno con delitto

Notturno con delitto

Como, inizio dell’autunno. Il commissario Stefania Valenti viene convocato con urgenza dal commissario capo Giulio Allevi. La procura ha appena affidato alla squadra un caso destinato ad attirare molta attenzione: una ragazza di ventiquattro anni è stata uccisa durante una serata di gala organizzata a Villa Alberti Manzoni, in Tremezzina. Alla serata hanno partecipato circa un centinaio di ospiti, ma al momento non risultano testimoni diretti dell’omicidio. La vittima si chiama Virginia Mantovani, era una studentessa ed era l’ultima figlia di una delle famiglie più importanti di Bellagio, proprietaria di noti cantieri nautici. Il luogo del delitto rende la vicenda ancora più delicata: Villa Alberti Manzoni è una residenza prestigiosa della zona, utilizzata anche come centro per congressi ed eventi. Arrivata in questura, Stefania raggiunge Giulio Allevi che le espone i primi elementi raccolti. Il corpo di Virginia è stato trovato quella mattina in una zona appartata dei giardini della villa. Secondo i primi rilievi, la ragazza è stata strangolata e lasciata sul posto per tutta la notte. A rinvenire il cadavere sono stati gli addetti alle pulizie. La sera precedente nella villa si è tenuto un concerto di alto livello, con un pianista di fama internazionale e circa cento invitati selezionati, ai quali vanno aggiunti organizzatori, personale della struttura, camerieri e addetti ai vari servizi. Sul luogo sono intervenuti inizialmente i carabinieri di Menaggio e il sostituto procuratore Russo. Il medico legale ha già effettuato i primi accertamenti ed è stata disposta l’autopsia, per chiarire con precisione l’ora e le modalità della morte. Stefania organizza subito il lavoro della squadra. In ufficio ci sono Giovanni Piras, Antonio Lucchesi e Alessandra Schiavon. Piras viene incaricato di guidare l’auto, Schiavon accompagna Stefania e Giulio sul luogo del delitto, mentre Lucchesi rimane in questura con il compito di raccogliere tutte le informazioni possibili su Virginia, sui genitori e sui dipendenti dell’azienda di famiglia…

Sul lago di Como, l’eleganza può diventare un ottimo nascondiglio. Ville affacciate sull’acqua, famiglie facoltose, eventi esclusivi, musica colta, ambienti universitari prestigiosi: il romanzo di Amneris Magella e Giovanni Cocco – il settimo della serie che ha come protagonista il commissario Stefania Valenti – costruisce il proprio mistero dentro un mondo apparentemente ordinato e privilegiato, per poi mostrarne gradualmente le crepe. La vittima è una ventiquattrenne, studentessa, figlia di una famiglia molto conosciuta di Bellagio. Il suo corpo viene ritrovato nel parco di Villa Alberti, nessuno sembra aver visto nulla e il punto in cui si è consumato l’omicidio è proprio uno di quelli non raggiunti dal sistema di videosorveglianza. Per Stefania Valenti e la sua squadra l’indagine parte, dunque, da un paradosso molto efficace narrativamente: parecchi possibili testimoni, nessun vero testimone. Magella e Cocco collocano il caso in un ambiente nel quale l’apparenza sociale conta molto e nel quale ogni domanda rischia di aprire una porta su qualcosa che sarebbe preferibile tenere chiuso. Virginia apparteneva a una famiglia influente, frequentava l’università, conduceva una vita che all’esterno poteva sembrare piena di possibilità. Eppure, appena gli investigatori cominciano a ricostruirne relazioni e movimenti, quel profilo apparentemente lineare si complica. La vita sentimentale della ragazza offre infatti più di una ragione per indagare. Fidanzamenti, attrazioni, rapporti ambigui e gelosie ampliano progressivamente il numero delle persone che potrebbero aver avuto un motivo per desiderare la sua morte. Virginia pare esercitasse sugli altri un’attrazione particolare, che diventa presto uno dei punti centrali dell’inchiesta: conoscerla significa anche entrare in una rete di desideri, competizioni e rancori nella quale distinguere ciò che è innocuo da ciò che può trasformarsi in violenza non è immediato. Ma il romanzo aggiunge a questo primo livello un secondo elemento destinato a spostare l’indagine in un territorio diverso. Virginia stava lavorando alla propria tesi di laurea e la sua ricerca riguardava un raro manoscritto legato a Franz Liszt, contenente una partitura inedita. Il riferimento musicale entra quindi direttamente nel meccanismo del giallo. Che cosa ha scoperto la giovane? Il suo lavoro universitario può avere a che fare con la sua morte? Oppure il manoscritto è null’altro che una pista seducente dietro la quale si nasconde un movente molto più personale? Magella e Cocco privilegiano un andamento investigativo classico: raccolta delle informazioni, interrogatori, verifica degli alibi, ricostruzione delle relazioni della vittima e progressivo ridimensionamento o rafforzamento delle diverse ipotesi. Tuttavia, la struttura molto familiare agli appassionati del giallo classico viene innestata in un contesto contemporaneo e fortemente caratterizzato. Il delitto iniziale è solo la superficie di una vicenda nella quale passioni private, ambizioni, rivalità e interessi culturali finiscono inevitabilmente per sovrapporsi e per mettere in difficoltà anche il giallista più appassionato.