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Nove racconti da venti centesimi

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Madre e figlio stanno cenando seduti insieme davanti al telegiornale quando la prima chiede al figlio cosa ne pensi lui delle vigne. Il figlio è preso alla sprovvista e risponde dicendole quel poco che sa. Che di solito le vigne sono in salita e che servono per fare il vino. La madre ascolta interessata e poi incalza il figlio chiedendogli cosa ne sappia allora del vino. O meglio, chiede cosa ne sappiano loro due, del vino. Il figlio resta interdetto davanti a questo improvviso passaggio dal singolare a un plurale che li coinvolge entrambi. Davanti al tentennamento del figlio la madre prosegue adombrando la possibilità di aprire una produzione di vino, lasciando lui ancora più di stucco. Il figlio prende in considerazione le parole della madre ma addebita la follia in loro insita all’avanzare dell’età, all’invecchiamento e alla solitudine. La faccenda sarebbe stata facilmente archiviata se non accadesse quello che poi accade e cioè che il figlio, tornato a casa dopo un’assenza di due mesi durante i quali il ricordo dello strano dialogo si era quasi dissolto, trova nel ripostiglio di casa un mostro enorme che lo fissa minacciosamente con due occhi enormi: un macchinario diesel per il trasporto dell’uva con due grandi ruote avanti e due più piccole dietro. È così che si palesa al figlio la verità: sua madre ha acquistato un macchinario apposito per avviare la produzione di vino…

Sono queste le prime battute del racconto posto in apertura della raccolta di Stefano Barnazzani, una silloge singolare, divertente ma in grado di far riflettere a ogni riga. I racconti di Bernazzani sono piccole perle che brillano di luce propria e illuminano lo sguardo del lettore sulle pieghe dell’esistenza umana, che l’autore sa cogliere e rappresentare con precisione. Si tratta di racconti che sono avvinti da un tratto comune che permea la trama narrativa: la semplicità del linguaggio, la chiarezza espositiva e la linearità della narrazione. Il tessuto che sorreggere ogni racconto si caratterizza per la sapiente costruzione efficace dei personaggi. Le storie raccontate vedono interagire operai con la passione per la viticoltura, elettricisti notturni, cameriere di self-service, addetti al magazzino ricambi e molti altri prototipi d’umanità particolari ma sempre realisti. Parimenti lineare è la descrizione degli ambienti nei quali le vicende prendono vita: la provincia emiliana che si snoda attraverso quartieri popolari, paesini in collina, locali propri della vita notturna, vigneti, frutteti e boschi. L’essenzialità come tratto caratteristico di questo libro emerge già dal titolo che evoca la celebre frase di Ernest Hemingway: “Si possono scrivere eccellenti racconti con parole da venti dollari, ma c’è più merito a scriverli con parole da venti centesimi”. La semplicità richiamata dalla frase e fatta propria da Bernazzani non è naturalmente sinonimo di banalità o sciatteria, di disinteresse o mancata cura per i dettagli. Piuttosto essa si pone quale scelta ponderata di ripudio di ogni orpello, fronzolo o eccesso stilistico a favore di una maggiore, direi completa, fruibilità da parte del lettore. La fruizione dei testi è agevolata e resa pressoché completa dal perfetto avvicendarsi di parole e frasi limpide e scorrevoli che vogliono arrivare dritto al cuore del lettore per conquistarlo dall’interno senza a tutti i costi volerlo stordire con effetti speciali. In definitiva Stefano Bernazzani ha composto un libro prezioso, in cui le parole mirano all’essenziale e proprio per questo colpiscono nel segno. Emozionando.