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Novelle poliziesche

Novelle poliziesche

A Berlino, durante il quindicesimo congresso annuale della Società di Gastronomia – che ovviamente consiste in un luculliano banchetto – a tavola le discussioni infuriano, come ogni volta del resto in quel gruppo di “persone socialmente inutili e umanamente corrotte” che amano soprattutto gozzovigliare senza limiti. Il volgare e impulsivo Presidente della Società, herr Wilhelm Prosit, è però insolitamente taciturno nonostante sia notoriamente un chiacchierone, un vulcano di facezie spesso di dubbio gusto: “Quando smetteva di ridere, quando dimenticava di sorridere, per il contrasto che il suo viso tradiva, sembrava cadere in una serietà innaturale, come qualcosa di simile al dolore”. Quasi alla fine della cena un commensale chiede a Prosit perché mai se ne stia silenzioso in disparte nonostante tutti urlino, ridano e discutano. Tutti gli occhi si posano sul Presidente, tutti smettono di parlare. Prosit annuncia di avere una proposta da fare agli emeriti membri della Società di Gastronomia. Li invita a una cena di lì a dieci giorni, ma spiega che non sarà una cena normale, sarà una cena “molto originale”, anzi originale “al di là delle loro aspettative” e si svolgerà nella sua casa e non nel solito hotel o ristorante. La proposta suscita una viva curiosità, e ben presto si scopre che alla base vi è una lite avvenuta tra Prosit e cinque giovani di Francoforte, che si vantavano di saperne molto più di lui in tema di cucina. Probabilmente allora il Presidente sta concependo un malevolo scherzo dei suoi per vendicarsi…

Una cena molto originale, del quale abbiamo accennato lo spunto iniziale, è l’unico racconto vero e proprio presente in questa raccolta. Rinvenuti da Fernando Luso Soares racchiusi in una busta e pubblicati nel 1953 sulla rivista “Investigaçao”, gli altri testi (ci pare l’unica definizione possibile, vista la loro natura assai frammentaria e non pensata per la pubblicazione) presenti costituiscono l’abbozzo di una serie (prevista di otto titoli) di racconti gialli con protagonista l’ispettore Abílio Fernandes Quaresma, progetto che Pessoa non portò mai a termine. I frammenti sono stati editati, ordinati e intitolati dallo stesso Luso Soares, ma ciononostante sono ben lontani dall’avere una forma compiuta e leggibile, si tratta dunque più di un prodotto da saggio letterario che da libri di fiction. Si intuisce solo che Quaresma – nella visione di Pessoa – sarebbe dovuto essere un investigatore-filosofo, coinvolto in casi da risolvere più mediante la speculazione intellettuale che mediante classiche indagini. Va da sé che presentare il volume come una raccolta di “novelle poliziesche” di Pessoa – novelle che in primo luogo non esistono e che in secondo luogo, da quanto sappiamo, avrebbero avuto ben poco di poliziesco – mentre invece contiene un unico racconto, peraltro già ampiamente edito, è un’operazione abbastanza spregiudicata. Non bastasse la questione di quello che nel volume si fa credere ci sia e invece non c’è, aggiungiamo la questione del valore letterario di quanto nel volume c’è: Una cena molto originale è un racconto senza dubbio scritto con eleganza, intendiamoci, ma il colpo di scena che è alla base della trama è “telefonatissimo” e l’impianto narrativo è tutto tranne che memorabile.