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Nuove abitudini

Nuove abitudini

Nelle belle giornate, nella City di Londra, si può godere qualche minuto all’aria aperta tra la fine del pranzo e l’inizio del pomeriggio, ma in un arco di tempo così breve lo svago deve essere gratis, e se è gratis, vale la pena di guardare qualunque cosa, in particolare altra gente nei guai e altra gente al lavoro. Oggi, il passatempo del signor Baldwin è guardare, appoggiato alla ringhiera del London Bridge, le chiatte che scaricano. È solo anche in questo particolare pomeriggio d’autunno quando, nonostante il vento freddo, si trattiene oltre l’ora solita. Dovrebbe rientrare in ufficio alle due e un quarto, ma prende a vagare per le stradine secondarie. Immagina tutto il personale impegnato nel lavoro e quell’unica scrivania vuota dietro il pannello di vetro. Si sente come un bambino che bigia la scuola, perché è raro che non torni in perfetto orario. Nessuno pare osservare con particolare interesse il signor Baldwin quando fa il suo ingresso alle tre in punto: tutto è così assolutamente normale in un giorno di tale importanza per lui, che non può reprimere una leggera delusione. In qualità di capo cassiere, occupa un angolo tutto per sé, ma sulla sua scrivania non ci sono più i documenti ufficiali: deve solo sgombrare i cimeli personali accumulati nel tempo. Anche se dovrebbe essere un segreto, sa esattamente cosa succederà adesso, perché lo ha già condiviso in tante occasioni. Henslip il messaggero scompare nell’ufficio del direttore. Poi ne esce, scende al piano di sotto e torna con un pacchetto avvolto in una carta marrone. Passa furtivo da un impiegato all’altro, sussurrando qualcosa, infine si avvicina silenzioso alla scrivania del signor Baldwin e lo invita a seguirlo dal signor Wilson, dove tutto il personale lo ha preceduto. I giovani non sono abituati alla cerimonia, i vecchi fissano con un sorriso insulso il signor Baldwin, che sembra un detenuto in procinto di ascoltare la sentenza di fronte alla corte marziale. Il direttore comincia il discorso preparato per il suo pensionamento: una triste circostanza visto che il signor Baldwin è entrato a far parte dell’ufficio nel 1884 e ha prestato con onore i suoi servigi per quarantun anni. Tutti conoscono le sue qualità di impiegato leale e fedele, e verrà ricordato come un gentiluomo tutto d’un pezzo: il piccolo dono che gli offrono — un orologio quadrato in rovere verniciato — è il pegno della loro stima. Ora tocca a lui: ringrazia per il prezioso e splendido regalo, che gli ricorderà i giorni trascorsi nel vecchio ufficio. Ci sono tante cose che hanno aspettato a lungo questo momento: il giardinaggio, libri da leggere e gli hobby. Ancora qualche ringraziamento, gli ultimi saluti, poi con un bel pacchetto marrone sotto il braccio, esce dalla porta principale e si mescola al grande fiume di impiegati che tornano a casa. Gli ultimi istanti trascorsi in ufficio gli sono sembrati irreali, ma fuori è tutto perfetto, normale: la stessa strada marrone e splendente, lo stesso dondolio di ombrelli e l’oscillare di bianchi giornali ripiegati, gli stessi edifici giganteschi pieni di luce, lo stesso profondo mormorio, le stesse strette strisce di cielo lontane...

“Quando un uomo va in pensione, e il tempo non è più una faccenda urgente e importante, di solito i colleghi gli regalano un orologio. Ma quell’involontaria ironia è bilanciata da una pertinenza altrettanto involontaria, perché anche se non è più dominato da ore e minuti, un uomo in pensione desidera molto spesso sapere che ora è”. Fin dal suo ultimo viaggio in treno dall'ufficio a casa, oppresso da un senso di solitudine sempre più profondo, il signor Baldwin si rende conto di non avere un piano: a parte prevedere una mezz’ora in più a letto e una mattinata dedicata al giardinaggio, non ha voluto pensare alla pensione. Gli basta però leggere un paio di trafiletti di giornale per avere un’ispirazione e trasformare ciò che considerava il primo passo verso la tomba in una grande opportunità: è ancora un uomo giovane, sotto i sessanta, sano e in forma, appassionato del mondo. Gode di una splendida libertà, ha una pensione e almeno altri quindici anni di vita attiva e piena davanti a sé. E fra i diversi progetti c’è anche quello di diventare uno storico, scoprire nuovi aspetti dell'affascinante passato inglese. Tuttavia, fin dal primo giorno, risulta evidente che la nuova situazione condiziona fortemente anche la moglie che ha sempre pensato solo ed esclusivamente a lui e non ha mai considerato il pensionamento un problema duplice: si è illusa che la sua vita sarebbe andata avanti esattamente come al solito, che tutte le sue abitudini e gli schemi stabiliti da tempo sarebbero rimasti tranquilli e indisturbati. Persino Ada, la governante, li commisera. Mentre lui risparmia, lei sperpera; non riescono a comunicare; infelice e avvilito, il signor Baldwin scivola in una cupa depressione, il matrimonio va in crisi. Una trama apparentemente semplice che offre all’autore la possibilità di delineare in modo lucido e compassionevole il lento declino del protagonista verso la depressione: la sua forza vitale svanisce, la solitudine e l’infelicità hanno il sopravvento, meschini litigi innalzano una barriera di assurde incomprensioni fra Edith e Tom che, irritabile e polemico, rimugina sui suoi fallimenti. Nei primi capitoli, dove aleggia una profonda malinconia, si ha la costante sensazione di un’imminente tragedia. Edie, però, ha l'idea di proporre a Tom un’escursione a cui sono stati molto affezionati negli anni prima della guerra: è una vaga speranza, ma potrebbe far nascere un’abitudine settimanale, portando con sé nuovi scenari e nuovi pensieri per stimolarlo. Al termine di una vivificante escursione i due, però, scoprono con orrore che il territorio intorno al piccolo villaggio che conoscevano così bene presenta una profonda ferita dovuta alla recente costruzione di nuove abitazioni. Particolarmente efficace nel descrivere non solo la vita domestica e gli ambienti tipici dell’Inghilterra degli anni ‘20, ma soprattutto la volubilità dei sentimenti, R. C. Sherriff decide di dare ai Baldwin — che rappresentano essenzialmente la generazione di chi ha vissuto la Prima Guerra Mondiale, ha lavorato per mantenere un dignitoso tenore di vita, ha abitato buie e fredde case di periferia, attenendosi ai costumi della propria classe sociale — una seconda opportunità: inaspettatamente affascinati dalle linee pulite e moderne di una delle case, si ritrovano a sognare una vita diversa. Avranno il coraggio di fare il grande passo e realizzare l’ambizione che può dare un diverso significato alla loro vecchiaia? Cambiano i tempi, cambiano i ruoli all’interno della coppia, il vecchio mondo cede al nuovo, ma le delusioni e le disillusioni che inevitabilmente possono caratterizzare alcuni momenti della vita rimangono gli stessi. Tom e Edith ci insegnano che lottare per un progetto comune può conferire alle scelte di coppia — e non solo — un valore più ampio e una stabilità inaspettata.