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Nuvole di drago

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Che cosa succede agli “espatriati” in Cina? Sono guardati o forse sarebbe il caso di dire “spiati”, come extraterrestri persino dai vicini di casa. La differenza o forse meglio le differenze fisiche, di cultura, di tradizione, mentalità, usi e costumi, cibo, ecc., portano a una diffidenza fastidiosa da parte dei cinesi, grigi e oscuri come le loro città inquinate, piene di palazzoni, ugualmente grigi e con le sbarre alle finestre. Gli stessi bambini urlano “Waiguoren”, straniero, quando li incroci per la strada. Meglio stare in casa, quindi, meglio la compagnia di un cane che, anche se non ha un nome, risponde se lo si chiama semplicemente “cane”. Già, è quanto di meglio contro la solitudine dello straniero (italiano, nello specifico). Ma non è l’unica compagnia, in realtà c’è anche Jing, l’assistente, giovane e bella, indispensabile interprete e ancora di più insostituibile compagna di cene di lavoro, quando è obbligatorio ubriacarsi di baijiu, la grappa di riso, “52 gradi di cattiveria alcolica” che viene versata a fiumi. Per uno che si occupa di relazioni con membri del governo e imprenditoria locale, questi inviti a tali eventi sono indispensabili, ma lo è ancora di più bere e fumare a più non posso, per dimostrare di appartenere a quel mondo. La logica dell’imprenditoria cinese vuole che più ci si ubriaca, più si sta male e più si viene invitati alle feste e alle cene degli imprenditori, come Zhao, personaggio molto conosciuto nel mondo delle aziende di Changsha, i cui leader sono dei beoni e soprattutto sono in grado di servire grappa costosissima. E Jing, l’assistente, serve proprio a riportare lo straniero a casa, ubriaco, ma sano e salvo...

Attraverso la chiave curiosa dello straniero che lavora in Cina per tessere rapporti utili a governi e imprenditori italiani, Cristiano Varotti - che proprio di relazioni internazionali si occupa - racconta il Celeste Impero di tutti i giorni, con un linguaggio semplice per descrivere situazioni complesse di un Paese che non è propriamente quello delle “nuvole di drago” (sfogliatine di gambero) che ci propinano nei ristoranti in Italia come specialità di questo ampio territorio asiatico. Anzi, tutt’altro! Riti (ad esempio il padrone di casa in un convivio si siede nella sedia opposta all’ingresso della stanza, con alla sua destra l’ospite d’onore), inviti, abitudini, tradizioni antiche (soprattutto nei villaggi, dove almeno si può respirare aria e vedere un cielo azzurro), tutto viene raccontato con dovizia di particolari, nel bene e nel male. La Cina fa da sfondo anche a una storia d’amore che nasce tra lo straniero e la sua assistente Jing. Finché non si affaccia il COVID-19 che anche la Cina ha vissuto con molta paura e tentando di isolare i positivi, persino facendo irruzioni nelle case. Poteva il nostro protagonista non esserne coinvolto? Questo virus partito da Wuhan è stato vissuto anche dai cinesi come un fulmine a ciel sereno e come nel resto del mondo si è presentato seminando la caccia all’untore e svuotando strade e negozi. Lo stesso protagonista che sembra essere stato colpito dalla malattia solo per essere passato con il treno a Wuhan (e ovviamente aver “alloggiato” con alcune persone di questo territorio nello stesso scomparto per alcune ore), presentando alcuni sintomi influenzali deve subire tamponi e quarantene, salvo poi elevarsi con i monaci di una struttura apparentemente dimenticata dal mondo.