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Nuvole zero, felicità ventitré

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Ernesto sta affrontando un lungo viaggio con i suoi genitori che sono in procinto di separarsi, lo dovrà visitare un oculista per decidere se sarà necessario operare i suoi occhi per correggere la miopia. Il ragazzino, detto anche Quattrocchio, è terrorizzato: sa di essere un fifone, una squacquera come dicono i suoi amici, e queste imprese non fanno per lui. A settembre inizierà la prima media, ma in alcune circostanze è sempre un bambino nel modo di pensare e di relazionarsi con gli altri: crede ancora che la voce del navigatore e quella che lo saluta al casello dell’autostrada appartengano alla stessa persona, una signora che lavora da casa per offrire questo tipo di servizi. Da un bel po’ di tempo i suoi genitori non vanno più d’accordo, così adesso lui vive con la mamma, mentre il papà si è trasferito nella vecchia casa che ha ricevuto in eredità. Per Ernesto le altre due figure di riferimento tra gli adulti sono la nonna – una simpatica vecchietta che vive vicino alla figlia e prepara per il nipote cose buone da mangiare – e la Veru, la più cara amica della madre che purtroppo se ne è andata a causa di un male incurabile. Un giorno fortunato - almeno così crede il protagonista, finisce tra le sue mani un cianometro, uno strumento del XVIII secolo per misurare l’intensità dell’azzurro del cielo, un cerchio rotondo con intorno alla circonferenza dei numeri. È luglio e si preannuncia una lunga estate senza compiti da trascorrere al mare, alla Costa del Duca dove abita Ernesto, a cui non è concesso di essere felice. La scomparsa della Veru ha lasciato in lui un vuoto incolmabile; la mamma ha la testa tra le nuvole e giorno dopo giorno gli sembra sempre più abbattuta; il papà trascorrere pochissimo tempo con lui senza un valido motivo. E poi ci sono i bulli sempre pronti ad approfittarsi della sua vigliaccheria, come il Nasuto che ha una moto da cross davvero “superiore”. Un giorno Ernesto attraversa la pineta con al seguito l’unico amico che non si separa mai da lui, il Cardella, un ragazzo sovrappeso a sua volta preso in giro da tutti i suoi coetanei. A causa di un malaugurato incidente, i due scoprono una valigia che è stata sepolta dove sono cresciute delle erbacce. Il suo contenuto appare assai singolare: ci sono due statuine, un uomo e una donna, un libro di incantesimi e una chiave…

In questa sua terza opera Stefano Tofani rivela la sua maturazione stilistica: dal precedente romanzo Fiori a rovescio si nota una maggiore padronanza nel condurre una storia tutto sommato semplice, vissuta da un ragazzino nella sua spontaneità, che presenta una fabula lineare e piacevole da leggere. Insomma, un romanzo da consumare in breve tempo. A narrare in prima persona è il giovane protagonista, Ernesto, figlio della società del nuovo millennio, messo a dura prova dall’evento più triste per la sua età: la separazione dei genitori. Il ragazzino ha bisogno di comprendere la situazione familiare che sta vivendo, non ha gli strumenti per farlo e mamma e papà sono troppo impegnati nell’alternare i momenti di discordia, a situazioni piacevoli dovute alla loro nuova condizione per aiutarlo; in suo soccorso vengono le avventure che vive in un’estate per lui rilevatrice di un mondo completamento diverso, la preadolescenza che segna l’uscita dall’infanzia, dove conosce l’interesse per l’altro sesso nella nuova amica Martina e la capacità di farsi coraggio per prendere importanti decisioni. Tutte le emozioni che prova gli offrono la possibilità di guardare la realtà in modo più maturo, tanto lontano dal passato da riuscire al fine a concepire la separazione dei genitori come un evento ormai inevitabile, a cui si deve abituare. Tutte queste vicende vengono narrate con un linguaggio semplice ma efficace, caratterizzato da una sintassi fatta di frasi brevi ma incisive, per offrire al lettore il punto di vista del protagonista narratore, entrare nel suo modo di vedere la vita in un momento di passaggio essenziale dell’esistenza. Stefano Tofani, oltre a scrivere una storia piacevole e fatta di situazioni esilaranti, ci dà gli strumenti per comprendere la preadolescenza nella sua fase iniziale avviando una riflessione di particolare interesse. L’autore è laureato in Conservazione dei Beni Culturali all’università di Pisa e lavora presso il comune di Lucca, città dove vive.