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Obra Poética 1922-1985 - Tomo II 1958-1985

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“Nel candore della mia infanzia lontana, / tra il libro e il gioco, / Cina era un gran vaso di porcellana / gialla con un drago di fuoco. // Anche la familiare e fuggitiva / ora della verdura e del treno di bucato, / e Andrés, il campo di grammatica schiva, / verde e da poco fondato. // Poi fu Sun Yat-Sen nella multipla foto, / col suo sogno romantico distrutto. / E infine notte e giorno, / la gran marcia tenace e tetra, / e infine la vittoria e infine il mattino / e infine quel che io non sapevo: / tutto il sangue che entrava / in un gran vaso di porcellana //”. Tratta dalla raccolta Tengo del 1964, questa lirica è emblematica della poetica di Guillen, documentata in questo corposo volume di 712 pagine. Nove sono i suoi libri di versi qui presenti e tradotti: La paloma de vuelo popular (1958); Tengo (1964); Poemas de amor (1933-1971); El gran Zoo (1967); La rueda dentada (1972); El diario que a diario (1972); Por el Mar de las Antillas (1977); Sol de domingo (1982); En algun sitio de la primavera (1966); questi i titoli delle raccolte a cui si uniscono altre poesie non incluse nelle precedenti edizioni delle opere del poeta cubano. Si tratta in parte di poesie dell'esilio, ma soprattutto di testi composti dopo il trionfo della rivoluzione. Tra i temi che li percorrono spiccano la pace, l'eguaglianza, la lotta contro l'ingiustizia e l'oppressione, i sentimenti autentici di solidarietà, di conoscenza e di amore che legano persone e popoli tra loro. Inattesa, per la sua originalità attira l'attenzione del lettore una serie di poesie per bambini (Por el mar de las Antillas/ anda un barco de papel), piccole avventure in rima, indovinelli, canzoncine, ritratti di animali familiari all'immaginario infantile…

Questo tomo è il secondo dell’opera poetica di Nicolás Guillén tradotta da Gordiano Lupi e fa seguito al primo, uscito nel 2020, in cui erano raccolti testi scritti fra il 1922 e il 1958. Nato a Camagüey il 10 luglio del 1902 da genitori di origine afro-spagnola, nella Cuba prerivoluzionaria il piccolo Nicolas conobbe razzismo e segregazione. Fu poi esiliato dal dittatore Batista, combatté nella guerra civile spagnola, e viaggiò di Paese in Paese. Dopo il trionfo della rivoluzione, divenne presidente dell’unione nazionale degli scrittori cubani e fu per tutti il “poeta nazionale di Cuba”. A conferma di questo suo ruolo fondamentale, due anni dopo la sua morte, avvenuta nel 1989, fu istituita la Fondazione Nicolás Guillén con l'obiettivo di diffondere lo studio, la conoscenza e la promozione della sua eredità letteraria. Dal linguaggio musicale, chiaro e limpido, questa poesia si muove tra colori e ritmi. Tuttavia la sua apparente semplicità non inganni, perché i temi delle liriche sono quelli, grandi e importanti, della storia degli anni che il poeta ha vissuto, anche come protagonista, in prima persona. Bianchi e neri, povertà e ricchezza, dittatura e rivoluzione, sfruttamento e comunismo, pace e guerra risuonano fortemente in questi versi, insieme ai nomi di personalità fondamentali per il riscatto dei popoli e per l'affermazione dei diritti umani. Basti citare qui Che Guevara e Martin Luther King. Scrive giustamente il traduttore e curatore Gordiano Lupi su “Tellusfolio.it”: “(...) la poesia di Guillén interpreta la realtà in maniera critica e da un punto di vista collettivo, senza mai farsi tentare da individualismi o da fughe astratte. Quando Cuba era ancora alla ricerca della sua identità, Guillén denunciava l’ingiustizia sociale, la discriminazione dei neri, la fame, il furto sistematico da parte degli Stati Uniti delle ricchezze nazionali. Possiamo dire che Guillén sia sempre stato il cantore delle necessità degli oppressi e dei poveri”.