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Odio e amo

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Sirmione, Gallia Cisalpina. Gaio Valerio Catullo si sente ancora un ragazzino, ma è consapevole che qualcosa nella sua vita sta per cambiare. Tra pochissime ore entrerà nell’età adulta e diventerà un cittadino romano a tutti gli effetti grazie alla cerimonia dei Liberalia, prevista per il giorno seguente. Ma, al momento, può ancora concedersi qualche ora di spensieratezza insieme a Giovenzio, il suo più caro e vecchio amico, sebbene agli occhi di tutti non sia altri che il suo schiavo di camera. Catullo ama il lago Benaco, sulle cui sponde sorge la villa della sua famiglia: è il luogo in cui si sente più libero. Adora tuffarcisi, giocare nelle sue limpide acque e arrampicarsi sulle spelonche che lo circondano. Dopo aver goduto per buona parte del pomeriggio della frescura del lago, decide di sfidare Giovenzio in una gara di corsa, ben sapendo che vincerà come sempre. Inizia a correre verso la cima più alta, aggrappandosi a fusti di piante e ramoscelli in fiore nel momento in cui il percorso in salita si inizia a fare più arduo. Giovenzio lo segue ansimante e, per riuscire a stargli dietro, finisce per stracciarsi la veste. Di nuovo. I due giovani sanno che Niobe non ne sarà affatto felice. Tornati nei pressi della proprietà di famiglia, Catullo e Giovenzio attraversano i giardini della villa, adorni di fontane, piante esotiche e arbusti potati nelle forme più fantasiose. Anche gli affreschi alle pareti risaltano per la loro eleganza, come se a dipingerli fosse stato il dio Apollo in persona. Entrano nella stanza di Catullo, che subito inizia a frugare in una cassapanca da dove estrae una vecchia tunica ingiallita. La passa a Giovenzio: è convinto che nessuno si accorgerà del suo cambio di abito. Proprio in quell’istante, però, entra Niobe. Il divertimento è finito. Il vero problema, in effetti, non è la tunica stracciata di Giovenzio. Catullo, infatti, si rende ben presto conto di non portare più al collo la sua bulla, l’amuleto che avrà un ruolo fondamentale durante la cerimonia dei Liberalia e sancirà a tutti gli effetti il suo ingresso nell’età adulta. Non può averla persa. Non può presentarsi alla cerimonia senza averla al collo. A meno che…

Daniele Coluzzi, professore di Lettere in un liceo della provincia di Roma e divulgatore culturale sui social media, dove si occupa di storia, letteratura e mitologia, torna con un secondo romanzo dopo il successo di Io sono Persefone, edito sempre da Rizzoli. Anche in Odio e amo l’ambientazione è classica. In questo caso, però, l’autore ha scelto di raccontare non un mito, ma la storia – chiaramente romanzata – di uno dei poeti più amati della letteratura latina: Gaio Valerio Catullo. Impossibile, infatti, non ricollegare subito il titolo del romanzo di Coluzzi al carme LXXXV, uno più famosi del poeta romano, “Odi et amo”. La figura di Catullo viene descritta dall’autore in tutte le sue sfaccettature, dal ragazzo amante della natura al giovane scapestrato che non ha grande interesse ad approfondire gli studi di oratoria a Roma, dall’appassionato di poesia greca (in particolar modo di Saffo) all’uomo innamorato dell’amore e della giustizia. La stessa città di Roma viene presentata sotto tutti i suoi aspetti, non temendo di evidenziarne le luci e le ombre, ed esaltando senza remore le sue numerose contraddizioni. Non vengono nascosti i suoi lati più crudi, corrotti e violenti, per cui la vita di uno schiavo o di una donna valgono non più di pochi assi e la plebe vive accalcata tra i vicoli della Suburra o le insule sporche e maleodoranti. Lo stile di Coluzzi si conferma sublime e, allo stesso tempo, di facile comprensione. I numerosi dialoghi tra i personaggi e le minuziose descrizioni degli ambienti si susseguono tra le pagine, catturando l’attenzione e l’immaginazione del lettore. È un libro che emoziona, che non potrà che essere amato dagli appassionati della Roma Antica, ma anche da chi, semplicemente, apprezza la narrativa di qualità. Consigliato senza dubbio a chi si approccia per la prima volta alle opere di Catullo per scoprire che, dietro alle mere pagine dei libri di scuola, è possibile trovare tutta un’altra poesia.