Salta al contenuto principale

Ogni debito

Ogni debito
Nicola è un ragazzo (o forse un uomo, non è dato sapere precisamente la sua età), studente universitario fuori corso da un numero non precisato né precisabile di anni, che vive a Milano contando soltanto su un assegno mensile di cinquecento euro che la madre non ha mai smesso di inviargli dal paese di provenienza. Figlio della classe media italiana entrata nel mondo del lavoro negli anni settanta, Nicola vive da solo in poco più di 25 metri quadri ma, a parte accettare di dormire mangiare e fare i bisogni in un loculo, pare fortemente intenzionato a fare 'la bella vita'. Il più possibile. Sovvertire cioè la vita dei suoi genitori, quell'esistenza "graduale fatta di piccoli sacrifici per il benessere futuro", perché "invece di risparmiare oggi per potersi più liberamente rovinare domani aveva deciso di vivere subito a costo di non vivere mai più". Ma per fare questo servono i soldi, e serve accompagnarsi alla gente giusta. Anche se, a dirla tutta, un modo ci sarebbe, di fare i soldi: Nicola ha deciso di osare, di giocare d'azzardo sia con la vita che nella vita. E funziona. I soldi arrivano: si vince, si perde. Arriva sempre un momento, però, in cui "rien ne va plus". E così si chiedono dei prestiti, e ci si mette in mano ad amici che hanno la liquidità: così si chiamano nei salotti milanesi quei personaggi che in altri ambienti si chiamano semplicemente strozzini. Risucchiato in un circolo vizioso, Nicola ha, come ogni eroe che si rispetti, la sua possibilità di riscatto da prendere al volo, in quello che forse è il primo atto consapevole della sua vita...
La storia è verosimilmente contemporanea e ambientata nella Milano di oggi, eppure il tono della narrazione restituisce l'idea di un protagonista decadente, ignavo, neppure capace di godersi la trasgressione fino in fondo. Non ama l'ambiente provinciale di provenienza, fatto, tra le altre cose, di obiettivi da raggiungere che egli giudica piccolo- o peggio medio-borghesi quali la laurea, una prima casa, magari una seconda casa al mare o in campagna, un gruzzolo da parte. Però non è nemmeno capace di muoversi a suo agio e con la necessaria spregiudicatezza nel mondo del lusso, non esattamente quello sfrenato, ma almeno quello del carro del vincitore da cui saltare giù al momento necessario per salire su quello successivo. Anche nella scelta dell'azzardo, il protagonista non è certo trasgressivo: opta per una slot machine... roba da pivelli, verrebbe da dire. Un personaggio, insomma, non abbastanza debole da commuovere né abbastanza spregiudicato da affascinare. La narrazione e la scrittura sembrano fin troppo epiche o romantiche - sebbene inframmezzate da tratti di modernità con quel linguaggio 'da blogger raffinato' - per descrivere la storia banale di un uomo banale, a denotare che Ivo Baden, con Ogni debito alla sua opera prima, ha un vero talento per la scrittura ma è in cerca, forse, di un soggetto più interessante.