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In ogni istante

inogniistante

Sara ha tredici anni ed è prossima a un rito di passaggio fondamentale a quell’età: l’esame di terza media, la fine di tre anni passati sempre con le stesse persone e l’inizio delle superiori. L’avvicinarsi di quel giorno decisivo non la spaventa più di tanto; lei è una che va bene, un punto di riferimento sia per i compagni di classe che per i prof per la sua dedizione allo studio. Ma non si tratta solo del tema da scrivere o dei collegamenti della tesina da imbastire, ma di tutte quelle persone che ruotano attorno al microcosmo di Sara: come Stefi, la sua migliore amica superansiosa, o Seba, un tipo carino ma timidissimo, di un’altra classe. Perché a quell’età è tutto importante, finché non succede qualcosa di grosso: il padre di Sara si ammala, finisce in ospedale proprio a ridosso dell’esame. E quella routine tanta cara alla ragazza cambia, tra il megaripasso di tutte le materie in vista del grande giorno e le visite in clinica, una madre troppo presa dal lavoro e un’infermiera che riesce a portare il sole anche in una stanza d’ospedale…

Un racconto schietto ma al contempo leggero sulla preadolescenza e i suoi “drammi”, improvvisamente ridimensionati a causa di un evento disastroso che cambia la prospettiva della protagonista. La bravura di un autore la si vede quando ciò che racconta non lo riguarda in prima persona e, ciononostante, riesce comunque a rendere un libro credibile agli occhi del lettore. Luigi Ballerini, infatti, ha passato la preadolescenza da un po’, ma in questo romanzo è evidente quanto il suo continuo contatto con i giovanissimi – che incontra nel suo studio di psicanalista – sia entrato nel profondo della sua scrittura. Il risultato è la costruzione di un mondo fatto di tredici-quattordicenni, con i loro piccoli drammi che sembrano enormi, che non risultano stereotipati, in cui è facile riconoscersi. Sara, la protagonista, è un personaggio complesso nonostante la giovane età, che cresce incredibilmente nel corso del mese in cui si snodano le vicende del romanzo. Il ritmo è veloce, la prosa scorre bene, senza troppi intoppi. Gli ambienti descritti non sono moltissimi, perché la maggior parte degli eventi si svolge a casa della ragazzina o in ospedale. Ma non importa, perché ciò che conta sono Sara e la sua famiglia, i suoi amici, persino i professori, ognuno con le sue paure e le piccole cose che li rendono umani. Anche a livello emotivo l’autore non si risparmia, portando il suo pubblico a sorridere tra le lacrime, felice di aver accompagnato Sara in questo viaggio.