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Ogni piccola cosa interrotta

Ogni piccola cosa interrotta

La casa è buia e addormentata e i piccoli rumori dell’oscurità le mettono i brividi, eppure procede nel buio a piedi nudi, gelati a contatto col marmo. Si aiuta a tentoni lungo il muro per procedere nella direzione giusta, sapendo che la mamma la sgriderà se dovesse accorgersene: è molto tardi e non dovrebbe essere fuori dal letto. Però, quando il papà è lontano, non può addormentarsi senza il suo carillon e la mamma gliel’ha sottratto nel pomeriggio per punizione, mettendolo su una mensola a cui non riesce ad arrivare. Tende invano le braccia, poi prende la rincorsa per saltare e lo sfiora appena con le dita, ma esso si muove e oscilla sul bordo, frantumandosi a terra. Sentendosi perduta, si accuccia sul pavimento, raggiunta dopo poco dal padre che arriva come un miraggio a consolarla: non sempre siamo in grado di proteggere ciò che amiamo. Roma. Vittoria sdraiata sul letto, le cuffie nelle orecchie, finge di non sentire sua madre bussare con insistenza, finché è costretta a cedere. Quella sera deve accompagnarla a cena dai Ferri, una serata patetica a cui vorrebbe sottrarsi, senza riuscire però ad opporsi alla madre. Come sempre. Si vestirà esattamente come lei le ha ordinato, diventando così il suo doppio perfetto e ammaestrato...

Romanzo d’esordio di Silvia Celani, Ogni piccola cosa interrotta è una storia intensa e commovente che spinge alla riflessione. Due diverse narrazioni corrono parallele e contemporanee anche se raccontate con tempi verbali diversi: entrambe in prima persona, ma una al passato, l’altra al presente (e in corsivo) irregolarmente alternate ma complementari. La storia si snoda piano, rivelando senza urgenza segreti taciuti, bugie e verità nascoste. La prosa è profonda e riflessiva, ma nello stesso tempo delicata e scorrevole, grazie alla buona padronanza delle figure retoriche, ai capitoli brevi e alla struttura solida e ricca ma non ridondante. Una storia che racconta la fatica di vivere: a volte è facile sentirsi rotti o difettosi, ma è importante guarire le proprie ferite imparando ad accettarle e accettarsi, con un riferimento davvero calzante all’antica arte giapponese del Kintsugi. A volte, però, per riuscirci bisogna cercare risposte e verità, sciogliere nodi irrisolti o questioni in sospeso, e avere il coraggio di alzarsi sulle punte per afferrare la felicità. La Celani tocca temi delicati: difficoltà e fragilità emotive, importanza di sentirsi amati, abbandono, solitudine, vuoto interiore, crisi di panico, amori impossibili perché ostacolati o non ricambiati, ma anche modi diversi di amare, e dipinge vividamente sentimenti intensi come rabbia, rancore, dolore, paura. Quando finisce lascia un senso di tranquillità, pace, serenità. Fa stare bene: “bisogna proteggere le proprie imperfezioni, perché sono proprio loro a renderci più forti”.