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Oltre la nebbia

Oltre la nebbia

Anno 2027. Quando la mamma sveglia Carlotta, la sua camera è immersa nel buio tranne che per un bagliore giallastro che proviene da fuori. Al piano di sotto, suo fratello Francesco e papà parlano concitati. La mamma le fa indossare il cappotto direttamente sopra il pigiama e la maschera antigas. Si trasferiranno nella loro seconda casa a San Martino di Castrozza. Se c’è un modo per sfuggire alla nebbia, infatti, è allontanarsi dalla città e salire di quota, cercare aria pulita sui monti. Francesco ha tatuato sul polso il simbolo del pianeta Terra, attorno al quale ruota la scritta Fridays for future; è molto nervoso, sono tutti molto nervosi e spaventati. Il Cambiamento con “C” maiuscola è iniziato con la produzione di un fertilizzante chimico che avrebbe dovuto far crescere velocemente gli alberi, proprio quegli alberi che gli addetti all’ambiente avevano piantato ovunque per rimboscare. Senza quel fertilizzante ci sarebbero voluti molti anni, e nessuno può permettersi di aspettare tanto: metà del pianeta è già inabitabile. Peccato però che per produrre tutto quel fertilizzante abbiano dovuto riaprire le fabbriche. È da allora che si è formata la nebbia, sono arrivate le piogge acide e tutto il resto…

C’è quasi sempre, in una storia, il momento in cui i ragazzi restano soli. In un romanzo di avventura, quel momento coincide con le pagine più entusiasmanti: non ci sono adulti a dire che cosa fare, a imporre regole e divieti; ha inizio il “governo” dei ragazzi. Qui l’uscita di scena dei genitori di Carlotta e Francesco - che lasciano casa per cercare provviste e non tornano più - comporta un picco di paura e di tensione. Del resto questo è un romanzo dai toni cupi, lo è dalla prima pagina. Rientra nella definizione di distopia e al tempo stesso, come accade di frequente in questo genere, assomiglia dolorosamente alla realtà in cui viviamo. Quarto titolo della collana {I Codici}, Edizioni Piuma - che narra di mondi alternativi, rivolgendosi ai giovani lettori - piacerà a chi ha già preso coscienza del cambiamento climatico come problema urgente e personale, di tutti, ma anche a chi non ha (ancora) questa sensibilità. La bella immagine di copertina di Paolo d’Altan, diventa una preziosa sovraccoperta, in sintonia cromatica con le tonalità della storia. Una scrittura fresca e curata, e capitoli brevi che garantiscono un buon ritmo, danno scorrevolezza a una storia altrimenti piuttosto densa e cupa, nonostante le aperture - letterali - su scampoli di cielo sereno.