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Omaggio alla Catalogna

Omaggio alla Catalogna

Dicembre 1936. Il giornalista inglese Eric Arthur Blair, destinato a divenire negli anni successivi un celebre scrittore con lo pseudonimo di George Orwell, giunge a Barcellona con l’intenzione di scrivere un reportage ma quasi subito decide di unirsi alle milizie repubblicane nella guerra civile scoppiata in Spagna nel luglio di quell’anno in seguito al tentativo di colpo di stato militare dei nazionalisti di Francisco Franco, perché sembra “l’unica cosa possibile da fare”. Nella città catalana il socialista britannico John McNair indirizza Blair/Orwell alla Caserma Lenin, gestita dal Partido Obrero de Unificación Marxista (POUM). Qui incontra un italiano anche lui in fila per arruolarsi: è un giovane possente dall’apparenza poco intelligente, un vero guerriero che esprime “sia candore che ferocia, e anche la venerazione patetica che gli analfabeti nutrono per i loro presunti superiori”. Dopo poche parole, i due uomini si stringono la mano con forza nell’accomiatarsi, avvertendo un affetto profondo e subitaneo: non si vedranno mai più (“Con l’uniforme logora e il volto fiero e patetico, egli incarna per me la speciale atmosfera di quel tempo”). La Barcellona del Natale 1936 ha un aspetto sconvolgente, è in poche parole una città dominata dalla classe operaia. Ovunque si vedono edifici drappeggiati con le bandiere rosse dei comunisti o quelle rossonere degli anarchici, praticamente su tutti i muri sono disegnate falce e martello, le chiese sono state depredate, chiuse e in certi casi demolite, i negozi sono stati collettivizzati, le persone si danno tutte del tu e si chiamano compagno o compagna, non esistono più autovetture private, lungo le Ramblas altoparlanti diffondono canzoni rivoluzionarie. Soprattutto, in città si respira una entusiasta “fede nella rivoluzione e nel futuro, la sensazione di essere improvvisamente emersi in un’era di uguaglianza e libertà”. Ma non sono tutte rose e fiori: la guerra incombe e si avverte chiaramente, la notte è buia per paura delle incursioni aeree, i negozi sono vuoti. Blair/Orwell svolge il suo addestramento alla Caserma Lenin: gli era stato detto che sarebbe partito per il fronte il giorno successivo all’arruolamento, ma non è così, occorre aspettare che venga approntata una nuova “centuria”…

Circa sei mesi di Guerra civil española – tra dicembre 1936 e giugno 1937, quando il POUM e gli anarchici vennero dichiarati fuorilegge e lo scrittore (ancora convalescente per una ferita rimediata al fronte) dovette lasciare la Spagna in fretta e furia – raccontati dal di dentro, senza ipocrisie. La disorganizzazione totale, la povertà degli armamenti, l’imperizia militare, la confusione, la fame, il freddo, la sporcizia, le assurde lotte intestine: nulla di tutto questo viene nascosto in nome di una presunta epica libertaria o per millantare imprese eccezionali. La testimonianza è viva, talmente credibile da essere a tratti deludente per chi è in cerca di una narrazione idealizzata e filtrata. Pubblicato per la prima volta nel 1938, a guerra civile ancora in corso, Omaggio alla Catalogna ovviamente era un libro proibitissimo durante il regime fascista e quindi arrivò in Italia soltanto nel 1948. Su indicazione dello stesso autore, nelle edizioni dal 1955 in poi i capitoli V e XI – cioè quelli dedicati alle riflessioni politiche sullo scontro fratricida tra socialisti, comunisti e anarchici che in sostanza portò alla sconfitta delle forze repubblicane e al trionfo di Franco e all’analisi delle ingerenze straniere (esplicite e no) nel conflitto – sono stati trasformati in due appendici. Osteggiato per anni dalla critica letteraria filo-staliniana, il libro è sì il racconto di una appassionante, vibrante, emozionante epopea rivoluzionaria ma anche e soprattutto la denuncia fermissima (e anche dolente) delle gravi responsabilità dell’ala comunista del fronte repubblicano, che – anche incoraggiata dalla linea del premier Juan Negrín López, che in buona sostanza cedette il comando militare ai comunisti sperando che questo avrebbe portato a un intervento militare sovietico più massiccio, che riteneva l’unica speranza di vittoria – portò avanti una feroce repressione di ogni dissenso sul fronte interno, indebolendo terribilmente la fazione repubblicana e conducendola al disastro. E quindi è anche una ferma condanna di ogni totalitarismo, veleno che uccide anche le istanze rivoluzionarie più giuste. Perché scegliere questa edizione di Omaggio alla Catalogna tra le numerose presenti in libreria? Un valore aggiunto può essere rappresentato dall’intervista che il regista Ken Loach – icona del socialismo europeo – ha rilasciato a Teresa Bertuzzi, traduttrice del volume, nell’ottobre 2020, a venticinque anni dall’uscita di Terra e libertà, il film che Loach ha dedicato all’epopea della guerra civile spagnola.